Esodati: dai manager critiche al governo

di Andrea Barbieri Carones

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Manageritalia critica la misura del governo sugli esodati, che prevede un prelievo extra sulle pensioni dei dirigenti per finanziare il provvedimento.

I manager italiani attaccano i partiti e la politica italiana in seguito alla legge Fornero sugli esodati che, secondo l’associazione nazionale di categoria, è “sbagliata e ingiusta” soprattutto per quanto riguarda il blocco delle indicizzazioni delle pensioni, che è ritenuta “una soluzione improponibile”.

A parlare è soprattutto Guido Carella, presidente di Manageritalia, l’organizzazione di riferimento dei manager e delle alte professionalità del terziario, che critica soprattutto il meccanismo che blocca l’indicizzazione delle pensioni dei manager per reperire le risorse per risolvere il problema dei circa 130mila esodati, ossia quei cittadini che dopo la riforma del 2011 rischiano di trovarsi senza stipendio ma non ancora in età da pensione: per questa categoria di persone, il governo cercava circa 9 miliardi di euro, come ha dichiarato il mese scorso Silvano Moffa, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

Per questo motivo, sarebbero penalizzati anche molti dirigenti in pensione, che ricevono un assegno mensile di più di 3mila euro lordi pari a circa 2mila euro netti ossia 6 volte il minimo Inps. Laconico il contenuto di una nota di Manageritalia, quando dice che “ancora una volta per trovare soldi si colpisce sempre e solo chi nell’immaginario collettivo viene fatto passare per privilegiato e invece, pensionato o dipendente attivo, ha la sola colpa di prendere retribuzioni e pensioni commisurate a responsabilità e rischi, nel primo caso, e versamenti fatti, nel secondo. E non può essere che così, visto che l’87% dei dichiaranti Irpef sono dipendenti o pensionati e il loro peso sale al salire del reddito“.

L’associazione ricorda infine che una misura di questo tipo fu fatta anche nel 2009: appena 2 anni più tardi la Corte Costituzionale l’aveva definita “non reiterabile” pena “tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere d’acquisto della moneta“.