Gli imprenditori accusano la politica

di Chiara Basciano

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Un imprenditore su due lamenta la carenza di soluzioni politiche per uscire dalla crisi.

La politica non è stata capace di proporre soluzioni efficaci per uscire dalla crisi. La pensa così praticamente un imprenditore su due (47%), stando ai dati di un’indagine di R.ETE. imprese Italia, che ha indetto per oggi, 28 gennaio, una Giornata di mobilitazione con iniziative previste in oltre 80 città.

«Nel 2012, in Italia ha chiuso un’impresa al minuto» – ha ricordato nella conferenza stampa di presentazione della Giornata il Presidente Carlo Sangalli – «è evidente che, con una pressione fiscale di oltre il 56% per i contribuenti in regola, una burocrazia che richiede ad ogni impresa 120 adempimenti fiscali e amministrativi all’anno, uno ogni 3 giorni, e un sistema del credito che nell’ultimo anno ha ridotto di 32 miliardi l’erogazione di finanziamenti alle aziende, il nostro sistema di imprese continua a rimanere sull’orlo del baratro».

Fisco, burocrazia, credito, lavoro, infrastrutture, energia. Questi gli argomenti chiave per gli imprenditori, che tra le criticità che descrivono lo stato di forte crisi in cui si trova il tessuto imprenditoriale italiano indicano in particolare la disoccupazione crescente – il 35,9% degli imprenditori – i privilegi delle caste – il 32,3% – mentre il 30,9% segnala l’aumento della pressione fiscale.

«L’Italia ha persone e imprese straordinarie per tornare a crescere» – il grido di Sangalli – «ma serve un governo che lo voglia fortemente e subito, perché il tempo è già scaduto».