Smartwork: una legge per il telelavoro?

di Teresa Barone

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Proposta di legge bipartisan sul telelavoro: numerosi i vantaggi per i lavoratori e le aziende, ma non mancano le criticità.

Una normativa per incentivare il telelavoro sostenendo le aziende che promuovono lo smartwork e agevolando coloro che scelgono di lavorare da casa in accordo con il datore di lavoro:  la proposta di legge potrebbe approdare il Parlamento a gennaio e vede come autori Alessia Mosca del Partito Democratico, Barbara Saltamartini del Nuovo Centrodestra e Irene Tinagli di Scelta Civica.

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I possibili vantaggi di una legge che regoli il telelavoro riguardano senza dubbio i lavoratori (meno stress dovuto al pendolarismo e alle difficoltà di conciliazione lavoro-famiglia), ma non mancano i benefici per le aziende, basti pensare al taglio dei costi di gestione degli uffici. Secondo un’indagine del Politecnico di Milano, inoltre, lo smartwork (reso possibile dalle sempre più efficienti innovazioni tecnologiche) è in grado di potenziare la produttività del 5,5% portando un incremento delle risorse fino a 27 miliardi di euro e riducendo la spesa di 10 miliardi di euro.

«Certo, è necessario un cambio di mentalità radicale. Tutto funziona solo se tra dipendente e azienda si stabilisce un patto di ferro basato sulla fiducia reciproca e sulla valutazione non tanto di quanto si sta in ufficio ma dei risultati che ciascuno è in grado di garantire».

Così ha precisato Alessia Mosca, focalizzando l’attenzione su uno dei punti chiave dello smartwork. Sono in molti, tuttavia, a sottolineare le difficoltà e le criticità da risolvere, prima fra tutte la tutela della sicurezza dei lavoratori che svolgono parte delle loro mansioni da casa, così come il meccanismo che regola le retribuzioni.

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