Open space: come cambia la produttività

di Chiara Basciano

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Produttività, ecco come cambia negli open space a seconda dell'età di chi lavora: numeri, trend e soluzioni pratiche contro le distrazioni.

Una recente ricerca Future Workplace commissionata da Poly indaga il rapporto tra spazi di lavoro e giovani leve (baby boomers, Generazione X, Millennials e Generazione Z), dalla quale si evince lavorare in open space favorisce la collaborazione e piace a tutti, ma non tutte le generazioni sanno gestire le distrazioni, inevitabili in uno spazio del genere.

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Non sorprende scoprire che il 99% ammette di subire distrazioni nel proprio spazio di lavoro, soprattutto da parte di colleghi (76%). Per “sopravvivere” si reagisce in modo diverso, con soluzioni che variano a seconda dell’età.

Il 35% degli appartenenti alla Generazione Z utilizza le cuffie, mentre solo il 16% dei baby boomer fa lo stesso. Circa quattro su dieci tra Generazione Z e Millennials si spostano in spazi alternativi per lavorare, mentre più della metà dei baby boomer lavorano solo nello spazio  principale incapaci di trovare soluzione alle distrazioni.

Il 52% della Generazione Z, tuttavia, trova che la produttività aumenti negli ambienti rumorosi o condivisi con altre persone, il 60% dei baby boomer produce di più con il silenzio. Una differenza enorme, che dimostra la capacità dei giovani di adattarsi e gestire più fonti senza stressarsi.

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In generale però quasi tre persone su quattro lavorerebbero di più in ufficio e sarebbero più produttivi se i datori di lavoro si impegnassero maggiormente per ridurre le distrazioni.

La collaborazione tra IT, risorse umane e servizi di gestione delle infrastrutture deve per questo prendere in mano la situazione, fornendo soluzioni tecnologiche capaci di favorire lo scambio senza incidere sulla produttività.

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