I viaggi di lavoro stressano i manager italiani

di Patrizia Godi

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Spagna, Gran Bretagna e, soprattutto, Italia sono i paesi europei dove il più elevato numero di professioni considera le trasferte fonte di disagio

I viaggi di lavoro occupano gran parte della vita professionale dei manager, che sono abituati a trascorrere molto del loro tempo lavorativo lontano da casa tra meeting, alberghi e aeroporti. Tuttavia, questi ritmi frenetici e la distanza dalla famiglia vengono vissuti male dai professionisti e sono sempre più spesso considerati fattori di stress e tensione, che hanno un impatto negativo sulla vita privata.

A mettere in evidenza questo aspetto è la ricerca “Face to Phase: The convergence of business travel and virtual meetings” svolta da Easynet Global Services in collaborazione con IMWF (Institute for Management and Economic Research) e che ha raccolto l’opinione di 716 manager aziendali di Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio e Svizzera  in merito ai viaggi di lavoro e alle  soluzioni di videoconferenza.

Secondo tale indagine, in Europa un manager su due ritiene che lo stress accumulato durante le trasferte può, a lungo termine, avere effetti destabilizzanti sul benessere personale e sull’equilibrio familiare. Più a rischio risultano coloro che compiono più di 50 viaggi all’anno.

Tra gli otto paesi europei coinvolti nella ricerca emerge che sono i manager italiani a lamentare di più il peso dei viaggi di lavoro (58%), seguiti a breve distanza da spagnoli e inglesi (a pari merito  con il 56%). Tra i principali aspetti negativi legati alle trasferte ci sono le lunghe attese in aeroporto, i ritardi dei voli e la noia. I manager tedeschi, in particolare, le giudicano troppo pesanti e infatti, benché viaggino meno, risultano tra i più stressati (51%).

La Gran Bretagna è uno dei quattro paesi dove i viaggi di lavoro sono ritenuti fonte di stress dal 56% delle persone coinvolte nell’inchiesta; un’opinione condivisa anche da quattro intervistati su dieci di Svizzera e Francia. Leggermente più rilassati si mostrano invece i manager del Belgio e dell’Olanda: solo il 26% dei primi e il 30% dei secondi giudica faticoso viaggiare per lavoro. Ciò è spiegato anche dal fatto che la frequenza dei viaggi nei due paesi sia in generale molto bassa.

«Dalla ricerca si evidenzia un aspetto spesso trascurato dalle aziende: oltre a rappresentare una voce di spesa ben identificabile nel conto economico, le trasferte solitamente non includono i costi indiretti determinati dall’impatto negativo che lo stress e la tensione generano nella vita privata del manager – ha commentato Sergio Barbonetti, amministratore delegato di Easynet Global Services in Italia -. Di riflesso, anche la produttività complessiva inevitabilmente ne risente».

In un periodo come quello attuale, in cui i costi rappresentano un aspetto sempre più rilevante per le aziende, l’attenzione a fattori come stress e diminuzione della produttività possono essere da stimolo nell’adozione di soluzioni alternative alle trasferte. Sono infatti diverse le società che hanno puntato sulle tecnologie di telepresenza che in svariate situazioni rappresentano un’efficace alternativa ai meeting reali. E risparmiano ai manager lunghi e costosi spostamenti.

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