Il boss non può piacere a tutti

di Teresa Barone

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Capo e dipendenti devono giocare a carte scoperte, senza finzioni: pena la perdita di produttività e motivazione.

Il celebre detto “non si può piacere a tutti” vale anche per i boss. È perfettamente normale che non tutti i dipendenti siano entusiasti del loro capo, e che spesso chi comanda e chi esegue gli ordini vivano un rapporto contrastato. Se si gioca a carte scoperte, tuttavia, è possibile trovare un compromesso che favorisce la produttività e non limita la motivazione.

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A sostenerlo è una ricerca condotta nell’ambito della Michigan State University Broad College of Business, indagine che svela i complessi meccanismi che si celano dietro le relazioni tra boss e dipendenti.

Intervistando circa 280 lavoratori, tra dipendenti e manager attivi in svariati settori, gli studiosi hanno potuto evidenziare come il calo motivazionale si verifichi in misura maggiore quando il rapporto tra capo e collaboratori si basa sulla finzione, vale a dire nelle situazioni in cui questi ultimi non tollerano chi li guida e fanno buon viso a cattivo gioco.

E non solo. Una maggiore sincerità sembra anche influenzare positivamente le prestazioni lavorative, tanto da spingere i dipendenti a superare le aspettative e l’impegno base richiesto.

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La ricerca, pubblicata sull’Academy of Management Journal , sottolinea l’importanza di creare una relazione sincera e aperta tra il management e i dipendenti, evitando finzioni e travisamenti anche quando ci sono evidenti contrasti tra le due parti.

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