Lavoro: il ritorno della vendita a domicilio

di Redazione PMI.it

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La vendita a domicilio si rivela un’opportunità di lavorare ed un modello di business sostenibile anche in un momento di crisi occupazionale.

Il 2020 è stato un anno da dimenticare per l’economia e per il commercio al dettaglio, con un repentino cambio dei trend che ha interessato tutti i comparti, compreso quello della vendita diretta a domicilio. Secondo Univendita, in Italia queste figure sono oltre 165mila, con un aumento del 3,5% rispetto al 2019.

La vendita porta a porta sembra rappresentare un modello di business sostenibile anche in un momento segnato dalla crisi sanitaria e dal calo dell’occupazione. Una tendenza che pare destinata a durare anche nel corso del 2021. Un settore anticiclico rispetto all’andamento economico del Paese, come sottolinea il Presidente di Univendita Ciro Sinatra, dimostrato dai dati del fatturato 2020 delle imprese associate.

Il lockdown ha ovviamente ostacolato anche questa attività, che tuttavia è sfuggita alle restrizioni e alle chiusure dei vadi decreti anti Covid, senza peraltro riuscre a frenare il lavoro dei venditori:

attraverso il ricorso agli strumenti tecnologici sono riusciti a fare consulenze personalizzate attraverso dimostrazioni video da remoto.

Dal punto di vista territoriale, il 15% del fatturato complessivo delle aziende associate a Univendita riguarda la Lombardia, seguita da Campania e Veneto. Nel Nord Ovest, inoltre, si concentra oltre un quarto del fatturato delle imprese del settore. Osservando i dati relativi agli occupati, infine, le opportunità di lavoro non sembrano mancare: la professione del venditore a domicilio è una scelta sempre più frequente tra gli adulti d’età compresa tra i 35 e i 54 anni (42,8%), ma anche tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni (31,8%).