Maurizia Angelo Comneno: la “donna Unicredit”

di Simona Tenentini

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È entrata nel gruppo dal 1978, quando ancora si chiamava Credito Italiano, lavora fianco a fianco con Alessandro Profumo, l'amministatore delegato, ed è stata la prima donna ad essere nominata direttore

La “Donna Unicredit”. Maurizia Angelo Comneno, una laurea in giurisprudenza, è entrata nel Credito Italiano nel 1978 e da allora non lo ha mai abbandonato, fino al momento della pensione, il 30 settembre 2008.

Ha lavorato moltissimo fianco a fianco con l’amministratore delegato Alessandro Profumo che, quando se ne è andata ha avuto modo di dichiarare: «Ciò che Maurizia ha realizzato in 30 anni di carriera nel Gruppo è difficile da riassumere in poche parole perché ha avuto un ruolo cruciale in ogni singolo passo della nostra trasformazione in uno dei più grandi gruppi bancari europei» .

In effetti, in tutte le più importanti operazioni Unicredit lei c’era. Da quando venne varato il progetto “S3” con cui si realizzò la fusione di ben sette banche suddivise per area geografica e la nascita di 3 banche specializzate per segmento di clientela (retail, private e corporate); a quando si decise l’aggregazione con Hvb; fino al momento epocale della fusione con Capitalia.

Nel gruppo, è stata la prima donna a essere nominata direttore. I suoi interessi tuttavia non si sono mai limitati alla sola finanza. Alla competenza professionale, la Comneno aggiunge una sensibilità spiccata nei confronti della cultura con la presenza di spicco nell’Accademia Angelica Costantiniana, istituzione culturale a carattere internazionale fondata dalla sua famiglia.

Maurizia Angelo Comneno, in definitiva, incarna in pieno l’ideale di “donna manager” lanciato dallo stesso Profumo proprio lo scorso anno. Convinto sostenitore che «le donne devono giocare un ruolo più forte in tutte le parti della vita pubblica italiana»,  Alessandro Profumo ha deciso di applicare con forza in Unicredit la sua teoria, ritenendo che una maggiore presenza femminile possa aumentare la competitività del gruppo. Del resto non si può dire che non abbia avuto  un osservatorio privilegiato sulla questione, governando una banca presente in più Paesi dove la situazione femminile è totalmente diversa.

Tanto per fare qualche caso, in Finlandia le donne rappresentano il 79%, in Islanda e Slovenia il 72%, in Svezia il 59%, in Francia, Germania, Danimarca, Norvegia e Regno Unito la quota rosa supera il 50% mentre pareggia in Austria.
Nel consiglio di amministrazione di Bnp Paribas, il colosso francese del credito che possiede l’ italiana Bnl, siedono due donne.

La strada scelta per “colorare di rosa” Unicredit non è stata quella dell’introduzione di quote, politica non accettata poiché in contrasto con la cultura del merito, ma l’attuazione di un programma, chiamato “Gender Diversity” studiato ad hoc per far emergere il talento femminile.

L’obiettivo, nell’arco temporale dei prossimi dieci anni, è quello di avere una classe dirigente costituita per metà da uomini e per metà da donne. Gender Diversity si basa sulla necessità di incentivare la presenza femminile al top management. Infatti, se si guarda la composizione dei dipendenti di Unicredit, su un 57% del totale, solo l’8% rappresenta le donne ai vertici aziendali.

Questo, nonostante numerosi studi dimostrino invece che le società con un maggior numero di donne nei consigli d’amministrazione presentano tassi di redditività maggiori delle altre. In sostanza, come afferma Monica Poggio, responsabile del programma: «valorizzare il talento femminile è una questione di business, non una questione ideologica. Affrontare il genere è un volano positivo in termini di cultura».

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