In tempo di crisi i manager trovano lavoro all’estero

di Andrea Barbieri Carones

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Un'indagine mastra che i talenti del Nord Europa sono più propensi a spostarsi per carriera, a differenza dei manager nostrani che sono più stanziali.

Diminuiscono gli executive europei che hanno trovato lavoro all’estero. A dirlo è una ricerca effettuata su scala europea da Experteer – un sito con sede in Germania ma collegamenti in tutto il continente – specializzato nella collocazione o ricollocazione di figure professionali di alto livello: dai quadri, ai manager agli executive.

Protagonisti dello studio di sono quei 71.769 candidati che hanno aggiornato il proprio profilo tra il 2010 e il 2011 e che allo stesso tempo hanno indicato di aver cambiato lavoro. Il profilo dei candidati coinvolti nella ricerca è caratterizzato dalla multidisciplinarietà delle competenze, da una retribuzione annua lorda (R.A.L.) di almeno 40.000 euro e da un alto livello di istruzione (prevalentemente laurea).

Ebbene: gli executive che nel biennio 2010-2011 hanno cambiato lavoro e sono andati a vivere all’estero rappresentano l’1,5% del totale, rispetto all’1,7% del 2009.

La propensione a riallocarsi all’estero, allo scopo di migliorare la propria dimensione professionale, varia da Paese a Paese, oltre che in base alla zona del continente: nel caso degli executive di Paesi scandinavi, tale propensione raggiunge il 20% e il 47% tra gli executive dell’Europa centrale e orientale, che tuttavia partono da aree geografiche più svantaggiate dove le offerte di lavoro sono più limitate e gli emolumenti sono ben al di sotto della media europea.

Le propensioni più basse a riallocarsi all’esterno si sono registrate in Germania, Italia e Spagna (con una media del 7-8%): nel primo caso gioca un fattore rilevante che in quel Paese ci sono molte grandi aziende dove gli stipendi sono buoni mentre nei casi di Italia e Spagna importante è anche la minor conoscenza di lingue straniere rispetto che altrove.

L’unico Paese che ha visto un aumento dei top manager che hanno cambiato lavoro e si sono riaffermati Oltremanica nei due anni appena passati, sia il Regno Unito: dal 20% nel 2009 si è arrivati al 26% nel 2011, divenendo così il secondo maggiore esportatore di talenti dopo gli stati dell’Europa centrale e orientale.

Imbarco immediato

Una percentuale significativa di executive spagnoli, francesi e tedeschi – compresa tra il 23% e 33% del panel –  ha invece lasciato l’Unione Europea e si è trasferita altrove nel mondo per assumere posizioni più sfidanti e remunerative. Oltre il 40% di coloro che hanno conquistato una posizione all’estero, ricopriva ruoli da specialista e da project manager, mentre un altro 31% da team leader o da capo di dipartimento. Quasi la metà degli executive che si sono trasferiti all’estero (il 44%) ha dichiarato una R.A.L. tra i 40-60.000 euro l’anno. Dall’analisi sugli aspetti retributivi dei talenti che si spostano per un avanzamento di carriera, emerge che la Svizzera è il Paese che offre il livello più alto di remunerazione: gli executive migrati verso la Svizzera nel 2010-11 stanno guadagnando più di 80.000 euro l’anno.

Dall’altra parte invece, l’85% del panel degli executive che ha assunto nuovi incarichi in Spagna nel 2010-11 guadagna meno di 80.000 euro all’anno, seguono l’Italia (80%) e la Francia (79%). I due terzi (68%) di coloro che si spostano a livello internazionale, hanno almeno 5 anni di esperienza professionale. In generale, la tendenza a trasferirsi in un altro Paese è incrementata rispetto al 2010: in particolare i talenti con più di 5 anni di esperienza manageriale sono aumentati di 2-3 punti percentuali negli ultimi 2 anni.  Storicamente, i servizi di consulenza, commercio e produzione sono i settori che testimoniano spostamenti significativi a livello internazionale, seguono l’information technology, servizi finanziari e produzione dei beni di consumo. Alcune evidenze della ricerca:

– le competenze nell’automotive continuano ad essere richieste in Germania e in Francia

– la richiesta di talenti nei settori delle costruzioni e del real estate è stata abbastanza debole in tutto il continente europeo

– Svizzera, Germania, Francia e UK attirano professionalità in servizi bancari e finanziari

– i talenti specializzati in scienze naturali continuano ad essere attratti da Germania e Svizzera

– le funzioni della consulenza, del general management, delle vendite, del marketing e della ricerca e sviluppo hanno assorbito il maggior numero di talenti che si sono spostati nel 2010-2011.

Italiani all’estero e stranieri in Italia

I principali Paesi meta dei manager italiani che nel 2010-2011 si sono trasferiti all’estero ci sono: la Svizzera con una percentuale del 15%, la Germania (13%), la Francia (10%), il Regno Unito (9%) e la Spagna (9%); solo il 6% si è trasferito negli Stati Uniti. Il 54% di questi ha almeno 5 anni di esperienza. Le mansioni svolte? La direzione aziendale insieme alla direzione vendite (11,4%), la ricerca e sviluppo (9%) e la consulenza con l’8,9%. I principali settori merceologici: il commercio (12,4%), la consulenza (9,8%), l’industria di trasformazione (9,3%) e la produzione di beni di consumo (9,2%).

Per quanto riguarda il percorso inverso, il maggior numero di executive stranieri che scelgono un’azienda con sede in Italia scelgono Milano (28,9% dei casi), seguita da Roma (14,3%), Torino (3,8%), Firenze (2,7%) e Bologna (2,3%).

Le aree funzionali direttamente coinvolte dall’immigrazione di professionisti qualificati stranieri sono la consulenza (12,3%), le vendite (12%), la direzione aziendale (10,3%) e il marketing (9,2%). I settori che vedono la maggiore presenza di manager stranieri sono: la consulenza (13,1%), il commercio (10,9%), l’industria di trasformazione (8,8%) e la produzione di beni di consumo (8,6%).