Pensionati al comando

di Francesca Vinciarelli

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Il Lombardia tredici dirigenti medici pensionati ai vertici di ospedali e Asl.

Dirigenti medici in pensione ma che dirigono ospedali e Asl, per uno stipendio di circa, 180 mila euro l’anno, di cui 154 mila più il bonus. Una somma che si aggiunge ad altri 80/120 mila versati dall’INPS. Il vicepresidente è Walter Locatelli, direttore generale dell’Asl di Milano e tra i pensionati non rinominabili.Gli altri sono Antonio Mobilia (Asl Milano 2), Corrado Pontoni (Gallarate), Carla Dotti (Legnano), Gilberto Compagnoni (Cremona), Paolo Grazioli (Asl di Sondrio), Pasquale Cannatelli (Sacco), Alessandro Mauri (Asl Pavia), Amedeo Amadeo (Seriate), Pierluigi Zeli (Besta), Paolo Moroni (Asl di Lecco), Amedeo Tropiano (Gaetano Pini), Renato Pedrini (Asl Valcamonica). 

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La legge numero 114 dell’agosto 2014 sulla pubblica amministrazione vieta di cumulare la pensione con incarichi pubblici dirigenziali. Inoltre Marianna Madia con una circolare lo scorso dicembre a messo in chiaro il tutto, ciò coinvelge tutti anche i direttori generali di ospedali e Asl.

Ma ciò vorrebbe dire eliminare un terzo della classe dirigente in Lombardia. Il presidente della Fiaso, Francesco Ripa di Meana, spiega «Stiamo ponendo la questione nelle commissioni di Camera e Senato: le nuove norme criminalizzano l’esperienza che, soprattutto in Sanità, è fondamentale. È un ruolo che necessita di una particolare competenza. E il principio alla base della legge è sbagliato. L’obiettivo è far fuori i manager con un’asticella burocratica senza distinguere a seconda della professionalità». 

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Per lasciare la situazione attuale, per i manager sarebbe quello di diventare commissari degli ospedali. Stesso ruolo ma con limitazioni diverse. Inoltre c’è da dire che in Toscana i manager ospedalieri in pensione guadagnano molto meno, questo perché la Regione paga solo la differenza tra il versamento dell’INPS e lo stipendio da direttore generale. Non sommare più le due entrate, ma rimanere al proprio ruolo potrebbe essere un’altra via d’uscita per i dirigenti sanitari in questione.