Metalli base: acquisizioni minerarie in calo del 66% dal 2008

di Andrea Paternostro

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I dati Metals Economics Group: crollo della spesa nel 2008-2009. Flessione più contenuta per l'oro: -18%. Altalena per le quotazioni in Borsa

La crisi economica e finanziaria globale, iniziata a fine 2008, ha causato un crollo dei prezzi di molti beni commodity (comuni), proseguito anche nel 2009. Tra questi, i metalli base: le acquisizioni minerarie hanno registrato una netta flessione. Secondo uno studio del Metals Economics Group (MEG), l’anno scorso sono crollate di due terzi (66%). Ecco i trend recenti che riassumono la situazione dei mercati metalliferi.

Trend calante. Si tratta del terzo anno consecutivo di declino per i metalli base, dopo il massimo storico registrato nel 2006. Il MEG registra un crollo del 79% su base annuale della spesa per acquisizioni minerarie (da 32 a 7 miliardi di dollari). In pratica la flessione più consistente dal 1990. Una relativa tenuta, invece, caratterizza il settore dell’oro, il cui calo si ferma ad un -18% (da 9 a 7 miliardi di dollari). La ricerca ha considerato 31 accordi in metalli base effettuati nel 2009. A livello globale sono state scambiate materie prime per circa 290 miliardi di dollari di valore; la regione più prolifica è l’Oceano Pacifico, accorpato all’Australia (113 miliardi di dollari); segue l’Africa con 63 miliardi. Per quanto riguarda l’oro, il continente africano è in testa con oltre 26 milioni di dollari di valore sui 95 prodotti in totale.

Quotazioni in Borsa. Nei giorni scorsi i prezzi del rame al London Metal Exchange hanno ricominciato la discesa, spinti al ribasso dalle paure sulle effettive possibilità di ripresa dell’economia statunitense e di quella cinese. La fiducia che si era registrata nei giorni precedenti si è quindi presto dissolta. Ad esempio, il contratto benchmark del rame (orizzonte tre mesi) ha toccato quota 6.510 dollari/tonnellata nella seduta del 17 giugno. I dubbi sul debito pubblico europeo prevalgono sul debole apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro.

Rifugio aurifero. Il 17 giugno l’oro ha superato quota 1.261 dollari l’oncia (28 grammi): continua il ruolo di “bene rifugio” anti-crisi. Il metallo si è apprezzato di quasi un quinto nel 2010 battendo diversi prodotti finanziari (tra cui indici azionari e obbligazioni). Nel 2009 la domanda globale di oro per investimento ha superato gli acquisti in gioielleria. Ma occorre sottolineare che negli ultimi mesi ci sono state ampie fluttuazioni, simili a quelle dei mercati valutari. Ad aprile Goldman Sachs ha corretto al ribasso le previsioni sui valori medi del metallo nel biennio (da 1.265 a 1.165 dollari per il 2010 e da 1.425 a 1.350 per il 1011).

Metalli strategici. La multinazionale americana Franklin ha comunicato i propri obiettivi di decuplicare nel prossimo biennio la produzione di antimonio in Bolivia, nel deposito di Sorpresa. Questo metallo viene impiegato nelle batterie e come ritardante di fiamma nelle vernici: il taglio della produzione operato dalla Cina ne ha causato un aumento di prezzo di circa il 50% dall’inizio del 2010, toccando quota 9mila dollari per tonnellata.

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