Art system, gli effetti della globalizzazione

di Barbara Weisz

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L'Italia resta fra gli otto paesi più importanti per il settore dell'arte, ma soffre la globalizzazione più di Usa, Germania e Gran Bretagna.

C’è un nucleo di paesi molto forti, intorno ai quali si concentrano l’80% delle operazioni globali. E di questa ristretta cerchia continua a far parte l‘Italia, tradizionalmente un protagonista del mercato internazionale dell’arte. Ma fra i leader la Penisola sta perdendo peso, mentre crescono soprattutto gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. La globalizzazione insomma, pur producendo effetti anche nel mercato dell’arte con la nascita di emergenti, al momento non intacca la posizione dei paesi tradizionalmente più forti.

Quello che con un gioco di parole, visto l’argomento, si potrebbe definire lo “stato dell’arte” è stato analizzato in “National Platforms and the Global Art Market: Art Basel 2005-2010”, di Stefano Baia Curioni, Laura Forti e Camilla Pietrabissa, dell’ASK (art, science and knowledge) dell’università Bocconi. Il lavoro fornisce le cifre del mercato dell’art system basandosi sui cataloghi dal 2005 al 2010 di Art Basel, fra i più importanti appuntamenti dell’arte contemporanea nel mondo.

Viene così tracciata l’attività di 450 gallerie che hanno presentato i lavori di 6200 artisti. La leadership mondiale spetta agli Stati Uniti, con 3mila 346 artisti trattati, seguiti da Germania, Gran Bretagna e Francia, tutti intorno al migliaio. L’Italia è al quinto posto, con 691 artisti, seguita a breve distanza dalla Svizzera. Gli ultimi due paesi di questa sorta di G8 dell’arte sono Spagna e Austria, entrambe con circa 300 artisti.

All’interno di questa ristretta cerchia di paesi, l’Italia non è quello che cresce di più. Il paese che ha venduto più opere all’estero è la Gran Bretagna, con un saldo positivo nei confronti del resto del mondo del 33%. Tengono gli Stati Uniti, 7%, che in compenso registrano la performances milgiori nelle transazioni verso gli altri paesi forti, +17%. La Germania si conferma forte, mentre l’Italia, insieme a Francia e Austria, perde posizioni fra i paesi forti. La Spagna, che pur parte da numeri assoluti più basso, è invece in un buon periodo, soprattutto per le transazioni verso Italia e Francia.

Considerando solo gli artisti nati dopo il ’70, anche qui i più grossi esportatori sono Usa, Germania e Uk, seguiti da Francia e Italia, che insieme a Spagna e Austria registrano però una perdita di posizioni.

Fra i paesi emergenti, si segnalano la Cina, il Sudafrica e l’India. L’80% degli artisti continua a essere proveniente da Europa e Stati Uniti, ma negli ultimi anni cresce il numero di creativi che arrivano da altre parti del mondo. La performance milgiore del periodo analizzato, 2005-201, spetta all’India, che ha decuplicato il numero dei propri aertisti. Segue la Colombia, con un boom del 500%. In America Latina si distingue anche l’Argentina, mentre in Asia dopo l’India spiccano Cina e Giappone. Fra i newcomer della scena internazionale, oltre ai paesi già citati, anche Islanda, Turchia, Slovenia, Israele, Repubblica Ceca, Nuova Zelanda.

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