La Cina investe nel mondo ma poco in Italia

di Andrea Barbieri Carones

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Secondo uno studio di Confindustria, gli investimenti che la Cina effettua all'estero solo marginalmente riguardano l'Italia.

Gli interessi strategici della Cina non comprendono l’Italia ma altri Paesi europei e di altri continenti. Lo dice un’analisi del Centro Studi Confindustria, che ha analizzato gli investimenti esteri di imprese con sede all’ombra della Grande Muraglia, solitamente rivolti ad approvvigionarsi di materie prime per poter continuare a produrre beni di consumo da esportare poi nel resto del mondo, per mantenere ben salto il ruolo di prima potenza industriale del mondo, con i l21,7% della quota mondiale

In particolare, i cosiddetti IDE (investimenti diretti all’estero) sono in crescita puntuale da 7 anni a questa parte e hanno raggiunto la cifra complessiva di 309 miliardi di dollari, passando dai 10,2 miliardi del 2005 ai 72,7 del 2011. I settori più ambiti? L’energia, i metalli e i prodotti agricoli. In praticolare, 144,7 miliardi di dollari sono stati investiti nel campo dell’energia (carbone, gas, petrolio, energie alternative), 79,9 nei metalli (ferro, acciaio, rame, alluminio), 6,6 nell’agricoltura. Le risorse naturali hanno quindi riguardato il 75% degli IDE cinesi.

E l’Italia? E’ ancora marginale: sui 294 invetimenti totali realizzati in questi 7 anni, solo uno riguarda la Penisola e ha un ammontare di 250 milioni di dollari e ha toccato il comparto delle costruzioni. Rapporto sostanzialmente simile anche per quanto riguarda i contratti sottoscritti da aziende cinesi con imprese o governi stranieri: in questo arco di tempo, solo uno su 124 – per 970 milioni di dollari – è stato siglato con un’impresa italiana (nelle telecomunicazioni). Nel corso del periodo 2005-2010, il valore di questi contratti è passato da 1,9 miliardi di euro nel 2005 a 44,6 del 2010, crollando però del 50% durante lo scorso anno toccando i 21,3 miliardi di dollari. Volare totale nel periodo: 134 miliardi di dollari.

L’analisi precisa anche che “in questo arco di tempo, il 48,9% dei contratti ha riguardato l’energia, il 3,9% i metalli e l’1,4% l’agricoltura”, confermando quanto detto. “Nel 2011, in particolare, la Cina ha siglato accordi con l’estero solo in quattro settori, anche qui con una prevalenza delle risorse naturali: energia (49,6% del valore annuo) e agricoltura (3,4%). Spicca, però, la quota molto elevata del settore dei trasporti: 46,5% nel 2011 e 37,3% nell’intero periodo. Inoltre, negli ultimi anni non si sono più avuti contratti nel campo dei metalli, che pure rappresentano una parte importante degli IDE”.

L’Asia resta comunque il continente preferito dalle aziende cinesi per approvvigionarsi, con una percentuale del 28,1% degli IDE. A seguire c’è l’America del nord e del sud, con il 15% che supera Europa, Oceania e Africa con il 13% ciascuno. Considerando i contratti firmati, però, le cose cambiano visto che più della metà sono siglati nel continente “di casa”: “Nel 2011, sono stati siglati contratti con paesi asiatici per 12,5 miliardi di dollari, pari al 58,6% del totale. Segue l’Africa, con contratti per un valore di 7,7 miliardi (36,1%). Nel complesso, dal 2005 al 2011, l’Asia ha rappresentato il 40,7% e l’Africa il 33,6%. Destinazione importante anche l’America Latina (18,4%), mentre sono quasi trascurabili le quote degli altri continenti”.

Il Centro Studi di Confindustria conclude sottolineado che la Cina si è posizionata al 4° posto al mondo tra i paesi che generano IDE, con il 5% del totale mondiale alle spalle di Stati Uniti – primi con il 24,9% – Germania e Francia, nei gradini più bassi del podio con il 7,9 e con il 6,4%.

 

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