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Prima sentenza sull’Articolo 18: bocciata la Riforma del Lavoro

di Francesca Vinciarelli

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La prima sentenza sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori boccia la Riforma Fornero in tema di licenziamento disciplinare e obbliga l'azienda al reintegro del lavoratore: le motivazioni e le reazioni.

Bocciata la revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, contenuta nella Riforma del Lavoro Fornero: la modifica non passa il vaglio della Magistratura in tema di licenziamento e reintegro.

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Nella prima causa di lavoro dopo l’entrata in vigore della Riforma dell’Articolo 18, il Tribunale si è espresso limitandone la portata e ridefinendo piuttosto i confini del licenziamento disciplinare, rifacendosi ai principi generali del codice civile e non a quelli della Riforma Fornero.

IL CASO:  Su un’impugnazione di licenziamento per motivi disciplinari e ascritti dall’azienda a grave insubordinazione – email di un dipendente contente affermazioni su un dirigente ritenute offensive – il tribunale di Bologna ha accolto il ricorso del lavoratore bocciando la “giusta causa” con riferimento all’ex art. 2119 del codice civile (Sentenza 15 ottobre 2012 n. 263 del Tribunale di Bologna, Sezione lavoro).

Il Giudice ha quindi condannato l’azienda a pagare le spese legali e a risarcire il danno (gli stipendi mensili non ricevuti in seguito al licenziamento e i contributi con tanto di interessi legali e rivalutazione dalla mora al saldo), obbligandola a reintegrare il lavoratore.

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L’applicazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori così come rivisto dalla Riforma del Lavoro Fornero, non avrebbe previsto il reintegro del lavoratore (a meno che il giudice non ritenesse i motivi “insussistenti”), ma piuttosto un’indennità risarcitoria se lo avesse ritenuto “ingiustificato”.

In tal senso il Giudice ha rivisto i confini dell’articolo 18.5, obbligando l’azienda a riassumere il dipendente ingiustamente licenziato come precedentemente previsto dall’art. 18.4 dello Statuto dei Lavoratori.

Ricordiamo che intanto è partita la campagna per la raccolta delle firme necessarie per il referendum abrogativo della Riforma dell’Articolo 18 e per il ripristino delle tutele minime del lavoratore:

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Nel frattempo, la reazione del Governo alla sentenza non si è fatta attendere.
«Non basta un giudice, è necessario attendere le pronunce della Cassazione. Semmai quella sentenza ha dimostrato che la riforma velocizza il processo del lavoro», ha commentato  il vice ministro del Lavoro, Michel Martone.

La norma, spiega Martone, è stata inserita nella Riforma del Lavoro per tutelare le PMI: «il meccanismo previsto dall’articolo 18 obbligava il datore di lavoro a pagare un risarcimento danni che poteva coprire un arco anche di 7 o 8 anni, a causa della durata dei processi». Per quanto riguarda l’allungamento delle pause nei contratti a termine, da più parti indicato come un «problema serio».