La SOPA Italiana si chiama FAVA

di Tullio Matteo Fanti

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L'onorevole Fava ha proposto un emendamento simile nei principi a quanto proposto dall'americana SOPA in tema di contenuti segnalati come illeciti sul Web.

Mentre negli Stati Uniti la rivolta anti-SOPA (Stop Online Piracy Act) è riuscita ad allontanare (almeno per il momento) lo spettro di una normativa altamente criticabile, in Italia una proposta di emendamento alla Legge Comunitaria 2011 avanzata dall’onorevole Gianni Fava (Lega Nord) cerca di portare anche nel nostro Paese le medesime dinamiche per quanto riguarda il trattamento dei contenuti “illeciti” sul Web.

L’emendamento Fava è stato approvato alla Commissione Politiche dell’Unione Europea ed è oggetto di discussione alla Camera lunedì 23 gennaio per essere approvato eventualmente entro il 31 marzo 2012.

La versione nostrana della SOPA prende dunque informalmente il nome di FAVA, dal nome dell’onorevole Gianni Fava , che introduce l’obbligo per gli hosting provider di rimuovere contenuti considerati illeciti su semplice segnalazione di chi detiene i diritti d’autore.

Attualmente, un sito web può essere chiuso solo dall’autorità giudiziaria o amministrativa, mentre invece l’emendamento darebbe a chi detiene i diritti di chiedere la rimozione di un contenuto dal web direttamente al fornitore di servizi di hosting, scavalcando così il parere dei giudici sulla presenza o meno di un illecito.

L’emendamento precisa inoltre l’obbligo di rimozione «anche in relazione ad attività o a informazioni illecite precedentemente memorizzate dal prestatore a richiesta dello stesso o di altri destinatari del servizio».

Un servizio come YouTube, ad esempio, dovrebbe quindi non solo eliminare un contenuto condiviso da un singolo utente, ma anche gli altri video uguali condivisi da altri utenti.

 

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