Una pensione italiana tassata all’estero al 4% invece che al 23-43%. Oppure tutti i redditi esteri con un’unica aliquota del 7%, per dieci anni. O ancora il regime impatriati per chi torna a lavorare. L’Italia ha costruito negli ultimi anni un sistema articolato di incentivi fiscali per attrarre — o riportare — contribuenti dall’estero. Oggi quel sistema si arricchisce di due nuove proposte di legge all’esame del Senato, che aprono scenari inediti soprattutto per i pensionati italiani che vivono fuori dall’Unione Europea.
Il problema è che i quattro strumenti — due già in vigore, due in cantiere — si rivolgono a platee diverse e hanno requisiti che si escludono a vicenda. Capire quale si applica al proprio caso non è scontato.
Pensioni e redditi esteri: i regimi agevolati già disponibili
Il primo è la flat tax per i neo-residenti (art. 24-bis TUIR): si applica a chiunque trasferisca la residenza fiscale in Italia dopo almeno nove anni di residenza estera e prevede un’imposta sostitutiva forfettaria su tutti i redditi di fonte estera, salita con la Manovra 2026 a 300.000 euro l’anno. È lo strumento pensato per i contribuenti facoltosi — i cosiddetti paperoni stranieri — e non ha vincoli geografici sul comune di residenza.
Il secondo è il regime per i pensionati con pensione di fonte estera (art. 24-ter TUIR): prevede una flat tax del 7% su tutti i redditi esteri per dieci anni, ma è riservato a chi trasferisce la residenza in un piccolo comune del Mezzogiorno. La Legge annuale PMI 2026 ha appena allargato la platea, portando la soglia demografica dei comuni ammissibili da 20.000 a 30.000 abitanti.
A questi si aggiunge il regime impatriati (art. 5, Dlgs 209/2023), che non riguarda i pensionati ma i lavoratori qualificati che rientrano in Italia: tassa solo il 50% del reddito da lavoro per cinque anni, con requisiti di residenza estera e qualifica professionale precisi.
DDL 1495: proposta per i pensionati INPS extra-UE
Il primo dei due disegni di legge in discussione al Senato colma un vuoto normativo preciso. L’art. 24-ter del TUIR (DPR 917/1986) si applica oggi solo a chi percepisce una pensione di fonte estera: chi ha lavorato in Italia e riceve l’assegno dall’INPS non può accedervi. Il DDL 1495, a firma del senatore Domenico Matera (FdI), introduce nel TUIR un nuovo art. 24-quater specificamente pensato per questi soggetti.
Il meccanismo prevede un’IRPEF sostitutiva al 4% su tutti i redditi non già tassati in Italia — pensione INPS compresa, per la parte non ancora assoggettata a prelievo — applicabile per un massimo di quindici periodi d’imposta.
Per accedervi occorre risiedere all’estero da almeno cinque anni in un Paese extra-UE e trasferirsi in un comune delle aree interne SNAI con non più di 3.000 abitanti. La platea stimata è di circa 30.000 soggetti. L’INPS, sentito in audizione, ha espresso parere positivo: la norma non produrrebbe effetti negativi per la finanza pubblica, perché i pensionati interessati oggi non pagano tasse in Italia.
AS 1830: pensionati impatriati in piccoli comuni del Sud
Il secondo provvedimento all’esame della Commissione Finanze del Senato ha una platea in parte diversa. L’A.S. 1830 si rivolge ai titolari di redditi da pensione di fonte estera — la stessa platea dell’art. 24-ter del TUIR (DPR 917/1986) — e ai lavoratori impatriati, con l’obiettivo specifico di orientare i trasferimenti verso i piccoli comuni del Mezzogiorno. Si tratta quindi di un provvedimento che opera in parte in parallelo al regime già vigente, con possibile sovrapposizione di platee che la Commissione dovrà risolvere nel corso dell’esame.
Beneficiari a confronto
Il quadro complessivo vede quattro strumenti con platee, aliquote e vincoli geografici distinti.
- Il 24-bis è lo strumento per i paperoni stranieri: nessun vincolo di comune, imposta fissa molto alta, qualsiasi tipo di reddito estero.
- Il 24-ter è per i pensionati con assegno estero che vogliono il Mezzogiorno: flat tax al 7%, comuni ora fino a 30.000 abitanti.
- Il DDL 1495 è il tentativo di creare un equivalente per i pensionati INPS, con aliquota più bassa (4%) ma vincolo geografico molto più stretto (comuni SNAI sotto 3.000 abitanti).
- L’A.S. 1830 amplia ulteriormente lo spettro includendo gli impatriati nel perimetro Mezzogiorno.
La distinzione più rilevante per chi deve orientarsi è quella tra pensione di fonte italiana e pensione di fonte estera: chi ha lavorato e maturato contributi in Italia riceve una pensione INPS e oggi non ha accesso al 24-ter — può solo attendere l’approvazione del DDL 1495. Chi ha lavorato all’estero e riceve una pensione da un ente straniero ha già oggi accesso al regime del Mezzogiorno, con la novità che la soglia demografica è appena salita a 30.000 abitanti.