Mattarella: donne e lavoro, il cammino italiano

di Barbara Weisz

scritto il

Dalla tutela delle lavoratrici madri del 1950 alle attuali norme sulle pari opportunità, le leggi italiane sui diritti delle donne nel mondo del lavoro e i punti critici ancora rimasti: il discorso di Mattarella.

«Il segno delle donne» è impresso «nelle leggi che hanno, dapprima, scardinato i principi discriminatori nel mondo del lavoro, e, quindi, hanno inteso impedire le pratiche di aggiramento e di elusione che, nei fatti, mantenevano lo svantaggio per le lavoratrici». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, introduce un corposo capitolo sulle leggi relative alla parità di genere nel mondo del lavoro nel suo discorso di auguri alle donne in occasione dell’8 marzo, festa internazionale della donna.

«Il percorso della parità non è stato semplice, né scontato», prosegue il Capo dello Stato. E non è terminato. «Il divario del quasi 20% tra occupazione maschile e femminile costituisce un punto critico di sistema: ogni sforzo va compiuto per ridurlo sempre di più» aggiunge. Alta disoccupazione femminile, gap dei salari (con stipendio mediamente inferiori a parità di mansioni con gli uomini), tasso di abbandono della carriera soprattutto dopo la maternità, difficoltà di raggiungere posizioni dirigenziali sono i punti maggiormente critici ancora da risolvere.

=> Discriminazioni sul lavoro, Italia sul podio

La prima legge che il presidente ricorda è «la tutela della lavoratrici madri, introdotta dalla legge del 1950, e opera dell’impegno di Teresa Noce e di Maria Federici». Due delle pochissime donne (21 in tutto) che hanno fatto parte dell’Assemblea Costituente, poi entrate in Parlamento nella prima legislatura, durante la quale firmarono la legge sulla “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri“, che introdusse, fra le altre cose, la maternità obbligatoria (retribuita all’80%), e i riposi per l’allattamento.

Queste tutele, prosegue il presidente della Repubblica, sono progredite «in seguito, con la riforma dei congedi di maternità del 1971, fino ad approdare, nel 2000, dopo un trentennio, a una concezione della cura parentale come impegno da condividere tra entrambi i genitori. Il riferimento è all’attuale “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità” legge 53/2000, che negli ultimi anni ha introdotto il congedo obbligatorio anche per i padri (attualmente, quattro giorni di astensione, con la possibilità di aggiungerne un quinto che però viene sottratto a quelli della madre). Le nuove leggi prevedono nuovi strumenti, come il congedo parentale esteso ai padri.

«Nel cammino di avanzamento dei diritti del lavoro – compiuto da milioni di donne e segnato da battaglie sindacali e civili, talvolta aspre – possiamo ricordare, ancora, la tappa del 1963, quando venne introdotto il divieto di licenziamento a causa del matrimonio.

E quella del 1977, che, con sempre maggiore aderenza al dettato costituzionale, ha affermato la piena parità di trattamento nel lavoro tra uomini e donne». La legge 903/1077 ha sancito per la prima volta una serie di principi, fra cui il divieto di ogni forma di discriminazione di genere sul lavoro in materia di accesso, retribuzione, attribuzione di qualifiche, mansioni, progressione di carriera. In gran parte è stata sostituita dal Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”, legge 198/2006.

Ancora oggi, conclude Mattarella, ci sono «ostacoli e disparità nell’accesso al lavoro, nella retribuzione, nella mobilità. Talvolta gli ostacoli rendono difficile la conciliazione con i tempi di cura della famiglia. Le barriere possono alzarsi fino a odiose discriminazioni nei licenziamenti. Le dimissioni in bianco, forzose, imposte, sono contrarie alla legge. Occorre vigilare con fermezza per assicurare il rispetto delle norme. L’Italia non può permettersi di rinunciare alla ricchezza dell’apporto del lavoro femminile».

Fra gli impegni individuati dal Presidente della Repubblica: migliore offerta e gestione dei servizi, conciliazione dei tempi di lavoro, una più forte cultura della condivisione all’interno della famiglia.

Il Presidente della Repubblica segnala anche altri passaggi importanti relativi alla parità uomo-donna nel mondo del lavoro: l’ammissione, nel 1963, delle donne in magistratura e nella carriera diplomatica, e quella, nel 1999, nelle Forze Armate e nella Guardia di Finanza. le leggi del 2001 e del 2003 sulla parità di accesso nelle cariche pubbliche («su iniziative di donne», segnala il presidente).

C’è infine una parte dedicata a un tema che riguarda la società intera e ha risvolti anche nel mondo del lavoro: «le molestie, le violenze fisiche e morali che talvolta irrompono nei rapporti professionali e di lavoro o tra le mura domestiche, ferendo le coscienze, prevaricando libertà e speranze, costituiscono una realtà inaccettabile, e purtroppo tuttora presente». Qui, il cammino normativo si concentra negli ultimi 20 anni, «dalla legge che, nel 1996, ha finalmente qualificato la violenza sessuale come reato contro la persona, alla legge del 2001 contro la violenza nelle relazioni familiari, a quella del 2009 per contrastare le molestie e gli atti persecutori, il cosiddetto stalking».

Conclusione: «oggi le donne sono più consapevoli. Più presenti e responsabili nella politica, nella cultura, nell’impresa, nella scuola, in tutti gli altri luoghi di lavoro. Non ancora quanto dovrebbero, e quanto sarebbe utile». Qui sta il senso dell’8 marzo, che «ricorda alla coscienza, e alla cultura, del popolo italiano la centralità della questione femminile. Una questione a cui l’intera società è chiamata a dare una risposta all’altezza della libertà e della dignità che la nostra Costituzione ci ha fatto raggiungere».