Bonus busta paga: i lavoratori a rischio aumento

di Noemi Ricci

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I possibili casi particolari che potrebbero causare l'esclusione dei lavoratori dal bonus IRPEF di 80 euro.

L’aumento in busta paga di 80 euro mensili per i redditi da 8mila a 26mila lordi rischia di penalizzare altre categorie di lavoratori non inclusi nel bonus IRPEF studiato dal governo Renzi per ridurre il cuneo fiscale sui redditi dei lavoratori dipendenti e assimilati. Particolarmente a rischio anche categorie “deboli” come le mamme, i part-time, gli apprendisti e anche i cassaintegrati.

=> Scarica il Decreto IRPEF 66/2014

Capienza fiscale e contributiva

A tenerli fuori dal bonus IRPEF di 80 euro, pur avendone diritto, sarebbe la cosiddetta “capienza fiscale e contributiva” di cui si legge nel testo del DL IRPEF pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

=> Decreto IRPEF in Gazzetta: tutte le misure

In sostanza, dovendo aspettare la fine di dicembre 2014 per ottenere  il bonus e dovendo questo essere calcolato dal sostituto d’imposta, ovvero dal datore di lavoro, insieme al conguaglio dei crediti e dei debiti di fine anno, non è da escludere il rischio che l’azienda non sia abbastanza “capiente” e quindi non sia nelle condizioni di poter compensare. Rischio che cresce nelle imprese di piccole dimensioni soprattutto in quelle in cui ci sono dei lavoratori in CIG. I lavoratori che percepiscono un reddito più basso, come quelli part-time e gli apprendisti, o coloro che lavorano in aziende che stanno facendo uso di cassa integrazione a zero ore o comunque con un numero ridotto di ore potrebbero rimanere esclusi dal bonus IRPEF per il fatto che stanno pagando contributi ridotti e un IRPEF ridotta, o addirittura azzerata in caso di familiari a carico.

Compensazioni e conguagli

In realtà la compensazione degli importi pagati dal sostituto a titolo di bonus, in caso di insufficienza delle ritenute fiscali, può essere conguagliata anche con i contributi INPS. Tale recupero genererebbe un credito in caso di incapienza, ovvero quando il bonus anticipato è maggiore sia delle ritenute che dei contributi. In questo caso però sarebbe importante dare la possibilità di riconoscere un credito a favore del sostituto di imposta e di compensarlo ulteriormente o di chiederne il rimborso.

Doppio Part-Time

Ci sono poi alcuni casi particolari, per i quali né la norma né la circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate hanno fornito chiarimenti, che potrebbero rischiare di non vedersi attribuito il bonus IRPEF o di doverlo restituire a fine anno.

=> Aumento in busta paga: istruzioni, calcoli e casi particolari

E’ il caso di chi svolge due lavori part-time con due datori di lavoro diversi ognuno dei quali erogherà il bonus al lavoratore producendo una duplicazione del credito. In in questa situazione il lavoratore dovrà restituire con la dichiarazione dei redditi quanto percepito in più in sede di conguaglio fiscale di fine anno. Per ovviare al problema, visto che la norma prevede che il credito venga rapportato al periodo di lavoro nell’anno, si potrebbe interpretare tale indicazione ripartendo il bonus fino alla misurazione giornaliera dello stesso. In questo modo ogni datore di lavoro erogherebbe la propria quota di bonus sulla base alla percentuale di lavoro part-time svolto. Il tutto a patto che i due datori di lavoro sappiano entrambi dell’esistenza dell’altro.

Doppio lavoro a progetto

Potendo anche il lavoratore a progetto prestare servizio per più datori di lavoro, lo stesso problema sopra descritto si potrebbe riproporre anche in questo caso. Stavolta la soluzione consistere nel consentire al collaboratore di scegliere tra i vari committenti quello che dovrà erogare il bonus, comunicandogli i propri redditi, così che questo venga erogato nella giusta misura.

Retribuzione in mesi successivi

Nel caso in cui l’azienda corrisponda le retribuzioni ai propri lavoratori nel mese seguente a quello di riferimento il calcolo del bonus potrebbe essere falsato, dunque si potrebbe procedere con la divisione dell’importo spettante per 7 anziché per 8.

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