Credito alle imprese in un’Italia in recessione

di Francesca Vinciarelli

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La dinamica del credito alla imprese mostra ancora una sofferenza per il tessuto produttivo italiano, in più l'Italia è ancora in recessione: i dati dell'Ufficio Studi Confartigianato.

Confartigianato ha analizzato il mercato del credito alla imprese in questo 2013 (Elaborazione Flash dell’Ufficio Studi), con particolare attenzione alle aziende con meno di 20 addetti, sulla base degli ultimi dati pubblicati da Banca d’Italia.

Ne è emerso un quadro tuttora difficile per le imprese italiane.

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Dinamica dei prestiti

La dinamica dei prestiti prosegue da quasi un anno il suo trend negativo, con una diminuzione registrata nel mese di febbraio del -5,5%.

Come sempre a farne le spese sono soprattutto le piccole imprese, con una flessione del -6% contro il -5,3% delle medio-grandi imprese e il -5,5% delle famiglie produttrici e del -1,4% delle famiglie consumatrici.

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Costo del credito

Il costo del credito alle imprese italiane, a marzo 2013, per le società non finanziarie ad eccezione delle famiglie produttrici, era pari al 3,50%. Un tasso di interesse pari a 90 punti base più del tasso medio dell’Eurozona. Rispetto all’anno scorso il tasso è però sceso di 8 punti base in Italia.

I prestiti più costosi si dimostrano quelli di importo minore: fino a 250 mila euro il tasso è del 4,85% (36 punti base sopra quello medio dell’Eurozona), per quelli fino a 1 milione di euro il tasso scende al 4,36% (61 punti base sopra quello medio dell’Eurozona).

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Recessione

In generale la recessione è ancora pesante in Italia, nel primo trimestre del 2013 il PIL (prodotto interno lordo) è diminuito in volume del -0,5%, contro il -0,2% del resto dell’Eurozona. Il 2013 sarà il quarto anno su sei di recessione.

Tra il 2007 e il 2012 l’economia italiana ha perso il -6,5% del valore aggiunto, soprattutto nel manifatturiero (-15,9%) e nelle costruzioni (-21,8%), mentre risulta meno pesante la situazione per il settore dei servizi (-2,7%). In controtendenza le attività finanziarie e assicurative con una crescita del valore aggiunto dell’8,8%.

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