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Legge di Stabilità 2013: ecco come aumentano le tasse

di Barbara Weisz

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Legge di Stabilità e calcolo degli effetti su imprese e contribuenti delle novità fiscali: sconto IRPEF, detassazione produttività, aumento IVA, taglio detrazioni (tetto 3mila euro e franchigia 250 euro) e stretta sulle auto aziendali.

I conti in tasca alla Legge di Stabilità parlano chiaro: c’è un sostanziale aumento delle tasse per contribuenti e imprese (>>leggi le novità della manovra 2013).

Il parziale taglio delle aliquote IRPEF per i redditi medio-bassi e la detassazione dei salari di produttività non compensano le vere stangate: aumento aliquote IVA e stretta su detrazioni e deduzioni fiscali (anche sulla deducibilità delle auto aziendali):

PRO

CONTRO

In attesa dei dettagli con la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale, analizziamo la manovra dalla prospettiva del contribuente – persone fisiche e impresa – calcolando come cambiano le tasse.

Sconto IRPEF

Come noto sono state ridotte le due aliquote più basse: al 22% (dal 23%) per i redditi fino a 15mila euro e al 26% (dal 27) per lo scaglione da 15mila a 28mila euro (confronta con scaglioni e aliquote 2012).

I contribuenti sotto i 28mila euro sono circa 33 milioni, e per questa platea c’è quindi uno “sconto” maggiore, mentre man mano che il reddito sale la riduzione sarà minore. Vediamo quale calcolo preciso.

  • reddito di 15mila euro, la precedente aliquota al 23% comportava 3450 euro di IRPEF lorda, che ora scende a 3300: sconto di 150 euro.
  • Reddito di 28mila euro, prima pagava 3450 euro più il 27% per la parte fra 15mila e 28mila euro (3510 euro), per un totale di 6960 euro (sempre di IRPEF lorda). Oggi pagherà 3300 più il 26% della parte eccedente i 15mila euro (nel nostro caso, 3380 euro), quindi in totale di 6680: sconto di 280 euro.

Di fatto, dai 28mila euro in su lo sconto resta pari a 280 euro, quindi in percentuale rispetto al reddito diventa più basso. Esempi:

  • Reddito di 30mila euro, prima pagava un totale di 7720 euro (6960 più il 38% sulla parte fra i 28mila e i 55mila euro), oggi paga 7440 euro (6680 più il 38% sulla parte superiore ai 28mila euro, nel nostro caso 760 euro). Risparmio: 280 euro, in percentuale la tassa è più bassa del 3,63%.
  • Reddito di 50mila euro, siamo nello stesso scaglione di prima, ma lo sconto comunque scende: prima l’Irpef lorda era di 15mila 320 euro, ora diventa di 15mila 40 euro: risparmio percentuale dell’1,83%.
  • Reddito di 70mila euro, siamo nel quarto scaglione (41% per la quota fra 55mila e 75mila euro): l’Irpef lorda passa da 23mila 370 a 23mila 90 euro, con una riduzione dell’1,2%.
  • Reddito di 100mila euro, siamo nello scaglione massimo (43%): l’Irpef lorda passa da 36mila 170 euro a 35mila 890, con uno sconto dello 0,77%.

Aumento IVA

Come è noto, dal luglio 2013 aumenteranno di un punto percentuale due aliquote IVA, dal 21 al 22% e dal 10 all’11%. Secondo i calcoli delle maggiori associazione delle PMI, la differenza fra il “risparmio” che arriva dalla deduzione Irpef e i maggiori costi dei prodotti comporteranno di fatto un aggravio di spesa. In media Confesercenti calcola un aggravio medio di 64 euro per una famiglia con reddito di 20mila euro (per i dettagli su questi calcoli e le critiche delle PMI clicca qui).

Ci sono anche stime diverse: secondo la Cgia di Mestre, il vantaggio maggiore va alla fascia di reddito introno ai 30mila euro. Una famiglia con un figlio e questo reddito, l’anno prossimo avrà un vantaggio totale (effetto combinato di taglio Irpef e aumento Iva) di 203 euro, mentre nel 2014 si dimezza a 125 euro (che però sono pur sempre un risparmio).

Una famiglia con reddito esentasse (la soglia di esenzione è 8mila euro), invece, avrà solo gli effetti negativi dell’aumento Iva, quindi alla fine pagherà più tasse.

Su un reddito alto, di 100mila euro, si calcola un risparmio nel 2013 (quando ancora prevarrà l sconto Irpef, perché l’aumento Iva scatta da luglio), e un rincaro nel 2014.

In generale, l’aumento dell’aliquota al 22% riguarderà, fra gli altri, beni come abbigliamento, auto, moto e bici, telefonini e servizi di telefonia mobile, elettrodomestici, carburante, tabacchi, mobili, servizi legali e di contabilità.

Quello dell’aliquota all’11% diversi generi alimentari (zucchero, cibi per bambini, pasticceria, acqua minerale, caffè, conserve di frutta), energia elettrica, gas, medicine, aerei e treni, ristrutturazioni adilizie, acquisto abitazioni di lusso (non prima casa), ristoranti, alberghi.

L’aliquota al 4% rimane invariata: è quella su latte, frutta e verdura, farina, pasta, pane, giornali, libri, prima casa, mense aziendali e scolastiche.

Ricordiamo che l’IVA era già aumentata di un punto, dal 20 al 21%, nel settembre 2011 (>> leggi qui)

Le detrazioni

Lo sconto IRPEF non è solo “controbilanciato” negativamente dall’aumento IVA, ma anche da un vero e proprio taglio a deduzioni e detrazioni.

Le novità, come è noto, sono due: franchigia di 250 euro per alcune deduzioni (tranne che per i redditi sotto i 15mila euro), e tetto della detrazione a 3mila euro (>> leggi le detrazioni su cui si applica). Innanzitutto, esiste un dubbio interpretativo: il tetto dei tremila euro si applica alla spesa su cui calcolare la detrazione o alla detrazione stessa? L’ipotesi auspicabile è la seconda, più conveniente per il contribuente (nel primo caso, si tratterebbe di una sforbiciata più pesante).

UPDATE: Per fare i calcoli bisogna aspettare il testo definitivo, ma nel frattempo si può fare una simulazione scorrendo la lista provvisoria delle voci su cui interviene la franchigia  (>> consulta le spese a cui si applica  il taglio di deduzioni e detrazioni).

Comunque la misura riguarda direttamente i quasi 20 milioni di contribuenti che detraggono spese in dichiarazione (in media, la spesa detratta è di quasi 1500 euro, lo sconto di 270 euro).

Le detrazioni più utilizzate: spese sanitarie, mutui prima casa, assicurazioni vita e infortuni, istruzione, sport giovani, erogazioni a onlus.

Quanto alla franchigia, è un’altra piccola mazzata: ogni singola voce deducibile diventa più snella di 250euro (questo non vale per i redditi sotto i 15mila euro, per cui resta la deducibilità con le regole attuali).

Anche qui si può fare un esempio di calcolo: un professionista che dichiara 70mila euro e ha versato 6mila euro di oneri previdenziali (deducibili): può dedurre dall’imponibile 5750 euro, non più 6mila. Dovrà quindi applicare su un imponibile di 64mila 250 euro le nuove aliquote Irpef (siamo nel terzo scaglione, al 41%): spenderà 102,5 euro più di prima (il 41% di 250 euro).

Aziende

Infine, ci sono novità che riguardano nello specifico la tassazione delle aziende. C’è una stretta sulla deducibilità dei costi sostenuti dalle imprese per le auto aziendali, che passerebbe dal 27 al 20%. Si tratta di un ulteriore giro di vite dopo quello già effettuato, sempre sui veicoli aziendali, dalla Riforma del lavoro dell’estate scorsa (>>Veicoli aziendali: le nuove indennità dal 2013).

La manovra prevede anche una misura che invece va incontro agli interessi delle imprese, quella sulla detassazione del salario di produttività. C’è 1 miliardo e mezzo (1,2 nel 2013 e 400 milioni nel 2014), da destinare a queste agevolazioni, da definire con un decreto attuativo.