Tratto dallo speciale:

Smart working, incentivo all’occupazione

di Barbara Weisz

scritto il

Riduce i costi, libera risorse, crea lavoro, migliora la vita dei dipendenti, contrasta la disoccupazione: imprese italiane favorevoli allo smart working, ma con incentivi statali e agevolazioni fiscali.

Lo smart working riduce i costi delle imprese, favorisce nuovi investimenti, promuove il lavoro soprattutto femminile e giovanile, merita incentivi e benefici fiscali: sono le opinioni sul “lavoro agile” espresse da manager e imprenditori intervistati da Regus, fornitore di spazi di lavoro flessibili e coworking.

=> Smart working in Italia: stato dell’arte

Risparmio

L’aspetto più convincente per convertirsi allo smart working è la drastica riduzione dei costi: lo pensa l’87% degli intervistati italiani, contro un 81% di media globale. La possibilità di lavorare da remoto senza bisogno di recarsi in ufficio consente non soltanto ai lavoratori ma anche e soprattutto ai datori di lavoro di eliminare una serie di spese fisse e libera risorse da investire nella crescita dell’impresa, nonché per creare nuovi posti di lavoro.

Incentivi

Cosa manca allora per la grande rivoluzione? Un maggiore sostegno pubblico: l’84% degli interpellati vorrebbe fruire di incentivi statali per poter concordare con i propri dipendenti orari di lavoro flessibili. L’86% vorrebbe anche agevolazioni fiscali per lo smart working. Di fatto, è un po’ la direzione che ha preso il Governo Renzi con la Riforma Lavoro (Jobs Act).

=> Telelavoro con contratto dipendente: regole e incentivi

Lavoro

Per quanto riguarda occupazione, il 78% ritiene il lavoro agile uno strumento utile a favorire il rientro dalla maternità delle lavoratrici e la gestione dei tempi vita-lavoro di chi ha figli: in questo caso. Il 70% di manager e imprenditori italiani ritiene infine che lo smart working favorisca l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e serva quindi a contrastare la disoccupazione giovanile.