Daniele Pucci è un ingegnere italiano con un percorso straordinario alle spalle. Dopo la laurea in ingegneria dell’automazione e una prima esperienza sui simulatori del lanciatore europeo Vega, ha conseguito due dottorati in robotica, perfezionandosi in Francia all’INRIA e alla Sapienza. Rientrato in Italia, ha trascorso dodici anni all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, diventando direttore dell’unità di Intelligenza Artificiale e Meccanica.
Nel luglio 2024, intuendo l’imminente accelerazione del settore e il rischio di obsolescenza tecnologica, Pucci si è licenziato dall’IIT per fondare Generative Bionics. In pochi mesi, affiancato da un solido team di soci, ha chiuso un round di finanziamento da 70 milioni di euro (con una valutazione pre-money di 150 milioni), supportato da partner come CDP Venture, Fincantieri e il colosso americano dei chip AMD. L’ambizioso obiettivo della startup è inaugurare entro il 2026 la più grande fabbrica europea di robot umanoidi, sviluppando una produzione in serie capace di rivaleggiare con giganti statunitensi come Tesla e i numerosi competitor cinesi.
La video intervista di Chapeau a Daniele Pucci
L’intervista realizzata da Chapeau esplora l’audace salto di Daniele Pucci nel mondo dell’imprenditoria globale, durante la sua carriera nella quale ha costruito decine di robot, coordinando progetti ambiziosi come ErgoCub (un esoscheletro per assistere i lavoratori) e iRonCub, il primo robot umanoide nella storia in grado di volare grazie a un jetpack integrato.
Ecco il video integrale in streaming.
La mission: “amplificare” l’umanità
Il cuore del progetto non è creare automi che sostituiscano l’uomo ma “sistemi di amplificazione” per fronteggiare la gravissima crisi demografica in atto. Con il dimezzamento previsto della popolazione italiana entro fine secolo, mancheranno infermieri, magazzinieri e insegnanti. I robot di Generative Bionics sono pensati per assistere l’essere umano in questi ambiti, compensando la mancanza di forza lavoro. Per farlo, verranno dotati di sensori in grado di decifrare la fatica e lo stato emotivo dei lavoratori, adattando il proprio intervento al contesto. L’azienda sta infatti delineando verticali molto specifici (dalla Sanità al Manufacturing), consapevole che un chirurgo robotico avrà requisiti totalmente diversi rispetto a un automa impiegato nella logistica o nelle pulizie.
Tecnologia e strategia di sviluppo
Dal punto di vista tecnologico, Generative Bionics punta su un’architettura modulare. La startup ha ideato Gene 01, una piattaforma di base (una sorta di “genetica” comune) da cui far derivare i vari robot specializzati, abbattendo i tempi di progettazione e ottimizzando i costi, che a regime si aggireranno tra i 60.000 e i 70.000 euro per unità.
Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, l’approccio è ibrido: l’azienda crea modelli proprietari “distillati” per garantire i riflessi immediati e il movimento mentre si appoggia ai grandi Visual Language Action Models (VLAM) di partner esterni per scalare le capacità di ragionamento logico e semantico.
Un banco di prova cruciale sarà il progetto quadriennale avviato con Fincantieri per sviluppare robot umanoidi dotati di gambe, capaci di effettuare saldature in ambienti pericolosi e complessi come i cantieri navali.
La sfida geopolitica e l’autonomia dell’Europa
L’intervista mette in luce la delicata posizione dell’Europa in una competizione globale dominata da Stati Uniti e Cina. Gli americani guidano nello sviluppo del software AI e nell’infrastruttura grazie ad aziende fornitrici di chip, mentre i cinesi producono migliaia di robot a basso costo, godendo di un pericoloso monopolio: il 65% delle terre rare necessarie per costruire i magneti (come il neodimio) è sotto il loro controllo.
Daniele Pucci lancia un chiaro allarme sulla necessità di sviluppare una filiera europea sovrana: delegare ad altri la costruzione di queste macchine significa esporsi al rischio che potenze estere possano controllarle o spegnerle da remoto, replicando su scala ben più vasta scenari di vulnerabilità informatica e geopolitica.
I consigli per il successo imprenditoriale
L’intervista si chiude con tre preziosi consigli per chi desidera fare impresa. Primo, costruire un’organizzazione “piatta” basata su valori etici condivisi, dove tutti i dipendenti accedono agli stessi benefit (come l’assicurazione sanitaria) e possiedono quote dell’azienda; non a caso, Generative Bionics ha riservato il 10% delle azioni in stock options per il team. Secondo, essere “umili ma non deboli”, circondandosi di mentori esperti che permettano di correre rischi calcolati in fase di crescita. Terzo, imparare a “separare il segnale dal rumore”, gestendo con estrema cura il proprio tempo per focalizzarsi esclusivamente sui veri obiettivi strategici anziché disperdere le energie nelle continue distrazioni del presente.