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Lettera BCE a Italia: pareggio nel 2013

di Barbara Weisz

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Lettera "segreta" di Trichet e Draghi al governo italiano: il 5 agosto la BCE chiedeva anticipo del pareggio di bilancio al 2013 e misure per la crescita, poi scaturiti nella manovra finanziaria bis.

BCE e Bankitalia al governo Berlusconi:«Misure significative per accrescere il potenziale di crescita» e «misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche». Sono i punti fondamentali della famosa lettera inviata dai banchieri centrali lo scorso 5 agosto per sollecitare una manovra finanziaria bis).

Firmata Jean Claude Trichet e Mario Draghi, (successore designato) sviluppa consigli specifici: liberalizzazioni, flessibilità del mercato del lavoro, anticipo al 2013 del pareggio del bilancio, interventi sulle pensioni e sugli stipendi del pubblico impiego. Il testo integrale è stato pubblicato dal Corriere della Sera.

I banchieri centrali sottolineano di ritenere «cruciale» un intervento rapidissimo, per contrastare la gravità della «situazione sui mercati finanziari», e suggeriscono di procedere «per decreto legge, seguito da una ratifica parlamentare entro fine settembre 2011».

Tagli per pareggio di bilancio

Per quanto riguarda gli interventi sui conti pubblici, Trichet e Draghi definivano «passi importanti, ma non sufficienti» le misure previste dalla manovra finanziaria di luglio (pareggio di bilancio al 2014) e chiedevano «di anticipare almeno di un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto di luglio».

Nello specifico, sono suggeriti i seguenti obiettivi: meno deficit (migliore di quanto previsto fin dal 2011), fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e pareggio di bilancio al 2013, che viene definito «essenziale».

Chiesti anche ulteriori interventi sulle pensioni, in particolare su quelle di anzianità e sull’età pensionistica delle donne.

Sollecitata anche una «riduzione significativa dei costi del pubblico impiego», anche, «se necessario, riducendo gli stipendi».

Misure per la crescita

Il capitolo relativo alla crescita considera «sfide principali» l’aumento della concorrenza, specie nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici, il ridisegno dei sistemi regolatori e fiscali perchè siano «più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro».

Viene sollecitata una «strategia di riforme» con la «piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali», un intervento sulla contrattazione salariale che permetta «accordi a livello di impresa», una revisione delle norme su assunzione e licenziamento dei dipendenti.

Ritenuta «appropriata» una «riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio» e citano «l’esigenza di un forte impegno ad abolire o fondere alcuni strati amministrativi intermedi, come le province».

Come si vede, l’iter suggerito dai banchieri centrali è stato rispettato (il governo ha approvato il decreto il 13 agosto, la conversione in legge è avvenuta a inizio settembre), così come sono stati presentati i ddl per inserire in costituzione il pareggio di bilancio e abolire le province.

Quanto alle misure suggerite, sono state in parte accolte (pareggio di bilancio al 2013, età pensionabile delle donne, contrattazione collettiva, con il famoso e contestato articolo 8), in parte escluse, come l’ulteriore intervento sulle pensioni di anzianità e alcune misure per la crescita.

In generale, rispetto a questi «consigli» forse si può dire che il governo è maggiormente intervenuto sull’aumento delle entrate (vedi aumento Iva).

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