Governo in crisi: conseguenze sui mercati

di Noemi Ricci

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La crisi del Governo italiano, palesata dopo il voto sul Rendiconto alla Camera, ha causato l'immediata reazione dei mercati. Gli investitori non credono più nel futuro dell'Italia, necessario recuperare credibilità.

Il Governo è in crisi: Silvio Berlusconi non ha più la maggioranza e preannuncia le imminenti dimissioni. È questo il risultato del voto alla Camera dei deputati sul Rendiconto dello Stato 2010: 308 sì e 321 astenuti. In un momento delicato come quello che stanno vivendo le economie globali l’Italia entra ufficialmente in crisi politica e il balletto sulle dimissioni del premiér è causa di sfiducia per gli investitori stranieri e di andamenti negativi nei mercati.

Dopo il lungo colloquio di Berlusconi con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato reso reso noto che dopo l’approvazione della Legge di Stabilità (entro il 15 novembre circa) il presidente del Consiglio si dimetterà.

Intanto c’è preoccupazione a livello europeo per i conti dell’Italia, e la reazione dei mercati alla crisi del Governo italiano non si è fatta attendere con effetti in Borsa per nulla positivi: prima un nuovo record di 490 punti per lo spread tra i titoli di Stato italiani e i bund decennali tedeschi, poi il voto alla Camera ha avuto come conseguenza una chiusura di Piazza Affari con gli indici ai minimi, dopo una giornata in cui stavano guadagnando oltre il +3%.

In particolare l’indice Ftse Mib ha guadagnato lo 0,74% chiudendo a 15.664 punti; l’All Share ha fatto registrare un +0,57% per 16.474 punti base. Nel complesso, il controvalore giornaliero degli scambi è sceso di 1,9 miliardi di euro. È evidente che gli investitori stranieri ha perso fiduciaa nel nostro Paese e quindi ne vendono le obbligazioni.

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