Bankitalia: incentivi al credito, niente regali alle banche

di Barbara Weisz

scritto il

Il Decreto IMU Bankitalia privatizza la Banca d'Italia? Viene tutelata l'indipendenza? C'è un regalo alle banche? Le risposte nelle FAQ dell'istituto centrale.

La rivalutazione delle quote di Bankitalia non si risolve in un regalo per le banche né ricorre a finanze pubbliche per il riacquisto delle partecipazioni private oltre il 3%: sono le risposte pubblicate online nel documento Conseguenze per la Banca d’Italia della legge 29 gennaio 2014, n. 5 e presentate dal governatore Ignazio Visco. Si riferiscono alle dibattute novità di cui agli articoli 4-6 del Dl 133/2013 convertito con la legge 5/2014, in Gazzetta Ufficiale del 29 gennaio.  La norma rivaluta il capitale della Banca centrale da 156mila a 7,5 miliardi di euro, stabililendo che nessun soggetto possa detenere più del 3% di quote e concedendo all’istituto di riacquistare quelle in eccesso con criteri su distribuzione di utili e diritti di voto.

Effetti della rivalutazione: leggi le FAQ di Banca d’Italia

Indipendenza

«La Banca d’Italia – si legge nel documento di Via nazionale – era e resta un istituto di diritto pubblico, che svolge funzioni pubbliche su cui nessun soggetto privato mai ha potuto, né mai potrà, esercitare alcuna influenza». La riforma crea le condizioni perché i partecipanti al capitale «non siano più in pochi, come oggi, ma in tanti», adottando un modello non dissimile da Stati Uniti e Giappone.  Viene dunque respinto il dubbio che Bankitalia sia stata privatizzata: le quote saranno frammentate così da «eliminare qualsivoglia dubbio, anche formale, che una concentrazione di quote in capo a un singolo partecipante possa condizionare in qualche modo l’azione della banca centrale».

“Regalo” di dividendi

Per fugare il dubbio che la riforma si risolva in un regalo alle banche si analizza l’effetto sul fronte dividendi: lo Statuto della Banca li legava alle riserve patrimoniali, come se fossero di proprietà dei partecipanti, fissando al 4% la quota di quelli distribuibili; con la riforma tutto cambia perchè il comma 3 dell’articolo 4 prevede per gli azionisti «esclusivamente dividendi annuali a valere sugli utili netti, per un importo non superiore al 6% del capitale». In soldoni, cosa cambia? Premesso che non sono mai stati distribuiti dividendi pari al 4% delle riserve (600 milioni) ma solo pari allo 0,5% (70 milioni), con la riforma il limite massimo sarà di 450 milioni, erogati ogni anno in base al bilancio. Presumibilmente, quindi, ci sarà «per i partecipanti un dividendo accresciuto nell’immediato (ma non nel tempo) rispetto a quello percepito negli anni recenti».

“Regalo” di patrimonializzazione

E il regalo sotto forma di patrimonializzazione delle banche (grazie alla rivalutazione di quote Bankitalia possedute)? Tutto vero:  Il valore delle quote – deciso «con la consulenza di esperti nazionali e internazionali» – in capo a ogni singolo azionista aumenterà. Ma per Bankitalia si tratta di un adeguamento a «livelli più coerenti con la realtà dei fatti» (in media, +40 punti base). Questo incremento, comunque, «non potrà essere incluso nel capitale iniziale valido ai fini dell’asset quality review delle maggiori banche europee condotto dall’Eurosistema in vista del lancio del Meccanismo unico di vigilanza, in quanto a tal fine si applicano i filtri prudenziali previsti nelle norme della Banca d’Italia».

Chi paga i 7,5 miliardi?

«Né lo Stato né i contribuenti sborsano alcunché per questa riforma», perché i 7,5 miliardi della rivalutazione sono nel bilancio di Bankitalia come fondi di riserva, che ora vanno in capitale: il patrimonio della Banca (capitale + riserve) resta inalterato. Ma il riacquisto di quote da parte di Bankitalia non costituisce un trasferimento di soldi pubblici alle banche creditrici? La riforma prevede una redistribuzione in tre anni, in primis di Intesa SanPaolo (30% circa) e Unicredit (22%). Visco ha dichiarato di ritenere «improbabile che qualche banca non acquisti la quota eccedente» del capitale di Bankitalia, parlando di centinaia di potenziali acquirenti interessati. Comunque, si legge nel documento, nel caso in cui Bankitalia debba riacquistare quote, queste «sarebbero ricollocate al più presto sul mercato». La «Banca d’Italia si limiterebbe a esercitare un ruolo di intermediazione», girando i diviendi al fondo di riserva.

Conseguenze sul credito?

Queste le precisazioni fornite. Si potrebbe aggiungere, in conclusione, che c’è un altro interrogativo che interessa molto contribuenti e imprese: il vantaggio per le banche si risolverà in un miglioramento nella concessione di credito? Qui la risposta non spetta alla Banca d’Italia, la domanda è più politica, ma è stata avanzata, a più riprese, dal mondo delle imprese.