Taglio tassi BCE, effetti su mutui e imprese

di Barbara Weisz

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La Cgia di Mestre calcola un risparmio teorico di 2,3 milioni di euro all'anno per il sistema imprese in termini di riduzione degli interessi sui prestiti, da considerare anche lo stimolo alle esportazioni.

Quando la banca centrale europea (BCE) taglia il costo del denaro, come ha fatto il 7 ottobre, riducendo il tasso di riferimento di un quarto di punto portandolo al minimo storico dello 0,25% – tutti si mettono a fare i conti sui riflessi di questa politica monetaria sul mutuo e su credito alle imprese.

Direttamente non cambia nulla per mutui a tasso fisso e variabili parametrati all’Euribor, mentre per le aziende ci sarebbero teorici risparmi, secondo la Cgia di Mestre. Applicando la riduzione del tasso (da 0,50% a 0,25%) all’ultimo dato ufficiale sul livello di indebitamento delle imprese (921,5 miliardi al 31 agosto 2013), si stima un taglio degli interessi per 2,3 miliardi di euro l’anno. Per ciascuna impresa significa pagare in meno alla banca 443 euro di interessi sui prestiti.

Effetti immediati

Ma il calcolo è teorico, come spiega Giuseppe Bortolussi, segretario Cgia: «la riduzione del tasso di interesse stabilito dalla Banca centrale europea potrebbe non tramutarsi in una corrispondente contrazione del costo del denaro nel nostro Paese. Pertanto, i risparmi in capo alle nostre aziende da noi calcolati potrebbero essere sovrastimati». Per intenderci, tutto dipende dal sistema bancario italiano e dagli interessi applicati alle imprese. Bisogna inoltre tenere conto che certi effetti si traferiscano sul mercato reale dopo tre /sei mesi, sempre che vi sia attinenza con il tasso a cui è parametrato il prestito.

Effetti nel tempo

In termini generali se il costo del denaro scende prima o poi i prestiti dovrebbero trarne giovamento.

La Cgia offre alcuni calcoli anche relativi alla distribuzione geografica di tali benefici: gli sconti maggiori si concentrano nelle regioni in cui sono più alte le cifre del debito delle imprese verso il sistema bancario, quindi Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna.

Questo è il podio se si considera il beneficio medio per singola impresa, dividendo cioè il risparmio totale della regione per il numero delle aziende su cui si spalma: in Lombardia il risparmio per azienda è calcolato in 758 euro annui, in Trenitino è pari a 674 euto, in Emilia Romagna a quota 603 euro. Se invece si prende il solo dato regionale, in testa resta la Lombardia (618,7 milioni di euro), seguita dal Lazio (257,6) e poi sempre dall’Emilia Romagna (253,9 milioni). I fanalini di coda sono invece, in termini di riduzione annua per impresa Calabria (143 euro), Molise (166 euro), Basilicata (186 euro), Campania (196 euro). Per quanto riguarda il risparmio per l’intero sistema imprese, fanalino di coda è la Val d’Aosta, 4,1 milioni di euro, seguita da Molise, 5,2 milioni, e Basilicata, 9,9 milioni. Vediamo tutti i dati in tabella:

Regione Totale prestiti a imprese Totale risparmio Risparmio a impresa
Lombardia 247,490 miliardi di euro 618,7 milioni 758 euro
Trentino Alto Adige 27,442 miliardi di euro 68,6 milioni 674 euro
Emilia Romagna 101,532 miliardi di euro 253,8 milioni 604 euro
Veneto 99,712 miliardi di euro 249,3 milioni 561 euro
Lazio 103,023 miliardi di euro 257,6 milioni 547 euro
Toscana 67,341 miliardi di euro 168,4 milioni 466 euro
Friuli Venezia Giulia 17,252 miliardi di euro 43,1 milioni 452 euro
Marche 26,139 miliardi di euro 65,3 milioni 418 euro
Umbria 13,359 miliardi di euro 33,4 milioni 406 euro
Liguria 20,328 miliardi di euro 50,8 milioni 363 euro
Piemonte 58,728 miliardi di euro 146,8 milioni 360 euro
Valle d’Aosta 1,643 miliardi di euro 4,1 milioni 344 euro
Abruzzo 15,309 miliardi euro 38,3 milioni 295 euro
Sardegna 12,353 miliardi di euro 30,9 milioni 214 euro
Puglia 28,4 miliardi di euro 70 milioni 211 euro
Sicilia 30,97 miliardi di euro 75,2 milioni 201 euro
Campania 36,869 miliardi di euro 92,2 milioni 196 euro
Basilicata 3,951 miliardi di euro 9,9 milioni 186 euro
Molise 2,082 miliardi di euro 5,2 milioni 166 euro
Calabria 8,859 miliardi di euro 22,1 milioni 143 euro
Italia 921,512 miliardi di euro 2,3 miliardi di euro 443 euro

Si può infine sottolineare che un altro effetto positivo per le imprese relativo al taglio del costo del denaro è rappresentato dall’impulso che la misura è destinata ad avere sulle esportazioni. Qui il motivo è semplice da capire: sul mercato valutario la reazione è un deprezzamento dell’euro sul dollaro (è successo subito dopo la mossa della Bce), e quindi le merci italiane (ed eruopee) dievntano più convenienti sul mercato iternazionale.