Fondi Pensione in crisi anche con rendimenti oltre il TFR

di Barbara Weisz

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I Fondi Pensione garantiscono rendimenti tripli del TFR ma le adesioni e i versamenti registrano uno stop a causa della crisi: relazione sulla previdenza complementare.

Gli effetti della crisi economica si fanno sentire anche sui Fondi Pensione, con un crollo verticale dei versamenti: lo rileva la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) nella relazione annuale sulla previdenza complementare in Italia.

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A preoccupare è l’elevato tasso di sospensione dei versamenti per la pensione integrativa: 1,2 milioni di iscritti, 100mila in più rispetto all’anno precedente (scopri i freni).

La relazione è piena di luci e ombre: a fronte di un incremento annuo delle adesioni del 5,3%  si registra un trend ancora insoddisfacente a sei anni dalla riforma che impone di scegliere se lasciare il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) in azienda o destinarlo ai fondi.

Per quanto riguarda i rendimenti, il 2012 è stato un anno positivo, con aumenti per le diverse forme di previdenza complementare compresi fra l’8 e il 9%, molto meglio del 2,9% del TFR (leggi il confronto).  Le risorse accumulate hanno superato i 104 miliardi di euro, che rappresentano il 6,7% del Pil. Vediamo nel dettaglio.

Adesioni

In Italia ci sono circa 5,8 milioni di iscritti ai Fondi Pensione, soprattutto ai PIP (i piani individuali pensionistici).
In termini assoluti, le nuove adesioni ai fondi sono state 442mila, sono usciti dal sistema circa 150mila iscritti prevalentemente per riscatti e prestazioni pensionistiche in conto capitale. Altro effetto della crisi e della scarsa liquidità a disposizione delle famiglie: le anticipazioni sono state oltre 90mila, «con un notevole incremento rispetto all’anno precedente», dovuto prevalentemente a «esigenze diverse da quelle per spese sanitarie e acquisto o ristrutturazione della casa».

Il tasso di adesione complessivo dei lavoratori dipendenti pubblici e privati e di quelli autonomi è del 25,5%, un quarto del totale degli occupati.

Dall’avvio della riforma sono state circa 219mila le adesioni tacite alle forme di previdenza complementare, di cui 167mila confluite nei fondi pensione negoziali, 11mila nei fondi pensione preesistenti, poco meno di 5mila nei fondi pensione aperti e 36mila in FONDINPS. Rispetto al totale dei nuovi iscritti dipendenti privati, l’incidenza delle adesioni tacite è stata solo dell’8%.

Rendimenti

I fondi negoziali hanno segnato un rendimento dell’8,2%, i PIP united linked di ramo III dell’8,9%, i fondi aperti del 9,1%, mentre le gestioni separate di ramo I dei PIP (fanalino di coda) hanno guadagnato il 3,8%.

I rendimenti sono diversificati a seconda del rischio, con performance dell’11,4% e 9,2% per i fondi negoziali rispettivamente azionari e bilanciati, del 10,8% e 10% nei fondi aperti, del 10,8 e 7,4% nelle stesse linee dei PIP.

In fondi con prevalenza di investimenti obbligazionari hanno reso: l’8,1% per i comparti obbligazionari misti e 3% per quelli puri, nei fondi pensione negoziali, l’8% e 6,4%, rispettivamente, nei fondi pensione aperti, mentre i comparti obbligazionari dei PIP hanno fatto registrare rendimenti pari al 5,3%.

I comparti garantiti hanno reso il 7,7% nei fondi pensione negoziali e il 6,6% nei fondi pensione aperti, e infine le gestioni separate dei PIP hanno realizzato il 3,8%.

2013 della Covip