Fondi pensione 2017, rendimenti sotto il TFR

di Barbara Weisz

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Fondi pensione: trend positivo, iscritti in aumento, platea potenziale tripla, rendimenti sotto il TFR.

Aumentano le adesioni, ma il mercato è ancora limitato rispetto alle potenzialità del settore della previdenza complementare italiana, i fondi pensione si propongono di potenziare gli investimenti nell’economia reale, e quindi ad esempio nelle PMI, che per il momento sono comunque molto limitati rispetto a quelli in titoli di stato (che rappresentano il 45,9% degli investimenti).

I rendimenti sono sotto quelli del TFR, +0,9% contro il +1,1% del trattamento di fine rapporto, ma nel medio lungo periodo la perfomance supera invece la rivalutazione della liquidazione. Sono i principali risultati del report 2017 di Assofondipensione, che fornisce anche un quadro dettagliato degli investimenti in economia reale.

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Partiamo dalle adesioni: circa 8 milioni di iscritti, in crescita del 3% nel primo semestre 2017. Negli ultimi dieci anni, il numero degli italiani iscritti a un fondo pensione è quasi raddoppiato, con un’impennata del 12% negli ultimi tre anni.

Però, sottolinea Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, oggi sono iscritti ai fondi pensione:

«meno di un terzo dei lavoratori potenzialmente aderenti, nonostante una previdenza pubblica non più in grado di garantire trattamenti pensionistici adeguati».

adesioni fondi pensione
Quindi, resta da una parte un potenziale di mercato molto alto, dall’altra la difficoltà a far decollare la previdenza complementare in Italia. Il dato sulle adesioni, si legge nel report:

«non è sufficiente alla luce delle recenti riforme della previdenza pubblica e delle dinamiche demografiche e del mondo del lavoro».

Il definitivo passaggio al regime contributivo avrà un impatto negativo sugli assegni pensionistici dei lavoratori, anche per effetto di un mercato del lavoro sempre più precario e di aspettative di vita maggiori che, automaticamente, ritarderanno la maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione. La crescita dimensionale dei fondi resta quindi obiettivo prioritario, anche attraverso iniziative di educazione previdenziale e comunicazione.

I rendimenti 2017, sempre relativi al periodo gennaio-giugno, si attestano a una media dello 0,9%, poco sotto l’1,1% della rivalutazione del TFR. Un risultato, segnala il report, influenzato dall’andamento negativo nel semestre del mercato obbligazionario. Nel medio – lungo periodo, invece, vincono i rendimenti dei fondi: negli ultimi cinque anni, +29,1% contro il +8,9% di rivalutazione del TFR.

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Altro capitolo importante, gli investimenti: l’interesse per l’economia reale è stato indicato come uno degli obiettivi, ma al momento la strada sembra ancora in salita. Quasi la metà degli investimenti sono ancora in titoli di stato, 45,9%, anche se la percentuale è scesa rispetto al 55% del 2016. Il 20,4% è invece investito in azioni e altri titoli di capitale, il 17,6% in obbligazioni, l’8% in fondi comuni e Etf, il 7,2% in depositi bancari e il restante 0,9% in altre attività. Solo un terzo del portafoglio è italiano, 32,3%, contro il 46,6% degli altri Paesi dell’Unione Europea, il 20,7% di altri Paesi dell’Ocse e lo 0,4% di Paesi al di fuori dell’Ocse.

Degli investimenti in Italia la stragrande maggioranza è rappresentata da titoli di Stato (83,5%), seguiti da depositi bancari (9,3%), obbligazioni (3,8%), azioni (3,3%), quote di fondi e Etf (0,1%) e dai depositi bancari (9,3%). Questo significa che poco meno di 1 miliardo di euro è investito in aziende italiane tramite l’acquisto di titoli di capitale o di debito.

Agli investimenti in economia reale è dedicato un focus. Comprendendo nella definizione gli investimenti nel debito privato o nei titoli di capitale di aziende non quotate, nonché in immobili, per il tramite di veicoli di investimento o mandati di gestione specializzati, l’ammontare complessivo degli investimenti in economia reale a giugno 2017 è pari a  122,5 milioni di euro, lo 0,3% degli investimenti diretti e in gestione totali. Gli investimenti in economia reale si concentrano soprattutto nel private debt, 80,1 milioni, seguito da investimenti immobiliari, 24,1mln, private equity, 8,6 milioni, infrastrutture, 6,7 mln, energie rinnovabili, 3 mln di euro.