Con un provvedimento dedicato, nei giorni scorsi il Governo ha deciso di finanziare l’operatività dell’ex ILVA di Taranto fino a febbraio e di prolungare la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti. Una scelta che tuttavia non ha convinto i sindacati, che hanno anzi intensificato la protesta continuando a chiedere un piano industriale che eviti la chiusura.
L’annuncio del decreto è stato infatti accompagnato da nuovi scioperi, da Taranto a Genova a Novi Ligure.
Le nuove misure per l’ex ILVA
Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 novembre consente ad Acciaierie d’Italia, che è in amministrazione straordinaria, di utilizzare 108 milioni di euro residui del finanziamento ponte per garantire il funzionamento degli impianti fino al prossimo febbraio. Ovvero fino a quando non sarà conclusa la procedura di gara per trovare una nuova proprietà. Ci sono altri 92 milioni di euro che sono già stati destinati a interventi essenziali sugli altoforni, manutenzioni ordinarie e straordinarie, e investimenti ambientali.
Il provvedimento stanzia ulteriori 20 milioni per il biennio 2025-2026 che vanno a coprire la cassa integrazione straordinaria, finora sostenuta direttamente da ADI.
Nel frattempo, l’esecutivo prosegue nei lavori per trovare un acquirente: negli ultimi giorni ci sono stati contatti con il fondo americano Bedrock, mentre proseguono i colloqui anche con Flacks Group e Emsteeel.
La reazione dei sindacati
I sindacati temono comunque che gli impianti ex Ilva vadano verso la chiusura definitiva, chiedono la riapertura di un tavolo a Palazzo Chigi con il ritiro del piano presentato dal Governo e l’avvio di una nuova fase che punti a una soluzione definitiva incentrata sul rilancio del polo produttivo e degli altri stabilimenti ex Ilva, che eviti “spezzatini” e che sia all’insegna della transizione ecologica e della continuità occupazionale. Eventualmente, anche tramite una nazionalizzazione.
Il Governo ha dunque convocato un nuovo vertice per il prossimo 28 novembre.
Il decreto interviene inoltre sul Fondo per gli indennizzi ai proprietari di immobili del quartiere Tamburi, permettendo che le somme residue del 2025 possano essere utilizzate per integrare gli indennizzi parziali riferiti alle domande presentate l’anno precedente.