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Legge di Bilancio 2020, Brambilla: produce debito

di Barbara Weisz

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I numeri della Manovra sono fragili e le stime troppo ottimistiche: PMI.it intervista Alberto Brambilla sulla Legge di Bilancio 2020.

La Legge di Bilancio 2020 «va nel senso di tutte le altre che ci sono state negli ultimi 12, forse anche 15 anni. La caratteristica essenziale è che produce debito». Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, è decisamente critico nei confronti della Manovra attualmente in discussione al Senato.

In realtà, i numeri vedono il debito ridursi ma il punto, secondo l’economista, è che l’impianto generale è fragile, con alcune misure che non riusciranno a produrre i risultati indicati (in termini finanziari).

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A partire da strategia cashless, maggiori entrate da lotta all’evasione e fatturazione elettronica. Per non parlare della plastic tax e della sugar tax, che penalizzano importanti settori produttivi.

«Se poi parliamo anche del Fondo Salva Stati il commento è ancora più negativo. Se l’Italia avesse un problema e dovesse chiedere l’intervento del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), rischierebbe una cessione di sovranità o addirittura una ristrutturazione del debito».

Scenari non imminenti e solo teorici, ammette Brambilla. Tuttavia,  «con prospettive di crescita mondiale basse, il nodo prima o poi rischia di arrivare al pettine. Il debito si combatte o con la crescita o con l’inflazione». L’inflazione non c’è e la crescita neppure, «quindi il debito rimane, e in rapporto al PIL  aumenta. Certo, se avessimo un PIL al 2% e un tasso di indebitamento allo 0,5% sarebbe diverso. Ma purtroppo la situazione non è questa».

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L’Italia, è bene sottolinearlo, quale che sia il dibattito europeo sulla possibile riforma del MES, non sta chiedendo nessun aiuto. E l’Europa ha appena approvato la Legge di Bilancio 2020, pur con riserva.

Ma i conti potrebbero non tornare, insiste Brambilla. «Nella manovra immaginiamo di fare un 2,4% di deficit. Siccome ogni punto di deficit vale 18 mld, il 2,4 corrisponde a 44-45 mld. Con un tasso di crescita che se va bene l’anno prossimo arriverà allo 0,4%» i nostri conti sono a rischio. Intendiamoci, l’Italia non rischia al momento nessuna procedura di infrazione, sottolinea l’economista. «Ma di questo passo, prima o poi si porrà il problema. Noi dobbiamo rinnovare più di 400 mld di euro ogni anno». Quindi, siamo particolarmente esposti sul fronte dei tassi.

«In manovra abbiamo messo 6 miliardi di risparmi da riduzione dei tassi di interesse sul debito, immaginando che lo spread scenda. Io nella nota alla Presidenza del Consiglio ho detto di fare attenzione. Basta una perturbazione, e lo spread sale». E di perturbazioni in vista ce ne sono parecchie: stiamo deindustrializzando, c’è il caso Ilva, ora si riapre la questione Alitalia, e poi ancora Whirpool, Comau che è in vendita.

Tornando alla manovra, «per metà è finanziata a deficit, come negli anni scorsi. Rischiamo di creare nuovo debito. C’è il blocco dell’aumento IVA, ma non si riducono le tasse. La clausola di salvaguardia sull’IVA non è stata disinnescata, ce la troveremo l’anno prossimo». Come detto, i 6 miliardi previsti sullo spread sono deboli.

«Poi, ci sono 3 miliardi di risparmi grazie ai pagamenti elettronici: non è vero, non si risparmierà nulla. La fatturazione elettronica ha portato l’anno scorso 1,5 mld di gettito, e quindi ipotizziamo che lo stesso succede l’anno prossimo. Ma in realtà, quel miliardo e mezzo è il frutto di una mini ripresa, con riflessi (pur modesti) sull’occupazione. Non ha fatto emergere il sommerso. E ora stiamo tornando indietro: abbiamo meno ore lavorate, più ore di cassa integrazione, più ammortizzatori». Quindi, i risparmi ipotizzati grazie alla digitalizzazione dei pagamenti rischiano di essere sovrastimati. «Come del resto l’anno scorso il governo Conte I prevedeva 18 miliardi di privatizzazioni, senza poi fare nulla».

Brambilla avanza una serie di previsioni precise: «il deficit salirà, i 6 mld di risparmi sui titoli si dimezzeranno, i pagamenti digitali al massimo varranno 1 miliardo».

Parere negativo sulla plastic tax (penalizza il settore industriale della plastica). «Sarebbe più utile pensare a incentivi». La plastic tax, diciamolo, è fra le misure su cui il Governo ha già annunciato passi indietro rispetto al ddl. Ma in generale, l’economista sottolinea che la strategia ambientale sarebbe più efficace se fosse basate su un sistema di incentivi. Stesso discorso sulla cosiddetta sugar tax. In ogni caso, il punto è che «non si può vivere di tasse».

Il riordino delle detrazioni fiscali non è equo: «in Italia c’è il 12% della popolazione che paga più del 60% delle imposte. E si paga la quasi totalità della spesa sanitaria». Poche le misure sulla pensioni.

Proposte? «Bisognerebbe razionalizzare la spesa assistenziale, far funzionare la pubblica amministrazione».

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