Pmi, decalogo ostacoli alla competitività: il costo in euro

di Alessandro Vinciarelli

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La Cgia di Mestre ha stilato un decalogo degli ostacoli alla competitività delle imprese italiane, quantificandone il peso in euro all'anno.

Quali sono gli ostacoli alla crescita delle imprese italiane? Risponde la CGIA di Mestre, con un decalogo dei «costi diretti e indiretti che il nostro sistema economico sconta, rispetto alla media Ue, in materia di tasse, infrastrutture, giustizia civile, energia, pagamenti della Pubblica Amministrazione e competitività», come ha spiegato il segretario Giuseppe Bortolussi.

Imprese: i 10 ostacoli alla crescita

  1. Imposte tasse e tributi: + 68,3 miliardi
  2. Infrastrutture: +40 miliardi
  3. Giustizia civile: + 2,7 miliardi
  4. Energia: + 7 miliardi
  5. Imposte tasse e tributi: 29,1% del PIL
  6. Gettito fiscale sulle imprese: 17,4%
  7. Aliquota implicita media: 31,5%
  8. Ritardo pagamenti P.A.: 86 giorni
  9. Competitività: 46° posto al mondo
  10. Conti correnti:4,2 miliardi di maggiori costi

Pmi e aziende tutte sono troppo gravate da imposte, tasse e tributi: allineando invece la pressione tributaria italiana (29,1,% del PIL) con la media europea (24,6% del Pil), si potrebbe ottenere un risparmio di 68,3 miliardi di euro l’anno.

Il gettito fiscale sulle imprese pesa per il 17,4%, il 14,3% in più della Spagna, il 13,5% in più della Gran Bretagna, il 13% in più della Germania e il 9,9% in più della Francia. L’aliquota implicita media a carico delle società rappresenta il 31,5%, la terza più elevata in Europa, fanno peggio solo Cipro (37,3%) e Spagna (34,0%).

Il sistema imprenditoriale italiano, inoltre, subisce l’inefficienza della Logistica, con perdite quantificabili sui 40 miliardi di euro. I ritardi sono un altro elemento di criticità per la produttività: la giustizia civile, ad esempio, fa perdere alle imprese italiane 2,7 miliardi di euro. Per non parlare dei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni, che impiegano in media 86 giorni in media contro gli 11 della Germania, i 19 del Regno Unito e i 22 della Francia.

Altra nota dolente è il costo dell’energia, con un gap nelle tariffe applicate nel nostro Paese rispetto a quelle del resto d’Europa che pesa 7 miliardi di euro l’anno. Tutto questo incide troppo: l’Italia si colloca al 46esimo posto al mondo in base all’Indice di competitività globale, mentre la Germania è alsesto posto, la Francia al 16esimo, la Gran Bretagna al 18esimo e persino la Spagna (in piena crisi) è al 38esimo. Infine, ci collochiamo ancora peggio per la qualità delle istituzioni: 92esimo posto. Insomma, siamo un disastro!

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