Trovare lavoro: assunzioni VS competenze

di Noemi Ricci

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L'analisi McKinsey sul mercato del lavoro UE nel confronto con quello italiano, dove le aziende cercano competenze e i giovani le assunzioni.

Quello dell’occupazione è un problema annoso per il nostro Paese e a farne le spese sono soprattutto i giovani, a testimoniarlo i dati che riportano una disoccupazione giovanile vicina al 40%, pari ad oltre il doppio rispetto ai livelli registrati prima del 2007 e probabilmente il 2014 non andrà meglio. Ad analizzare le motivazioni che rendono il mercato del lavoro italiano tra i più ostici c’è il rapporto McKinsey, condotto su otto Paesi UE.

Le richieste delle imprese

Prendendo in considerazione le motivazioni addotte dai datori di lavoro: nel 47% dei casi le aziende faticano a trovare i dipendenti giusti per ricoprire il ruolo offerto, contro il 45% degli imprenditori greci, il 33% degli spagnoli, il 26% dei tedeschi. A mancare sono principalmente le giuste competenze tra i neolaureati ed i neodiplomati. Solo per fare un esempio, secondo i datori di lavoro solamente il 23% degli aspiranti candidati conosce sufficientemente bene l’inglese e un misero 18% ha conoscenze informatiche idonee.

Divario domanda-offerta

In sostanza viene confermata la crescente disparità tra la domanda e l’offerta nel mercato del lavoro italiano, con troppi pochi enti o istituzioni che cercano di colmare tale divergenza a differenza di quanto avviene nel resto d’Europa. In più l’Italia detiene anche la percentuale più alta in Europa di giovani che non hanno frequentato l’università per ragioni economiche.

Italia VS UE

Nell’UE comunque l’Italia è in buona compagnia: qui il tasso di disoccupazione è più alto che in qualsiasi altro posto nel mondo, con la sola esclusione del Medio Oriente e del Nord Africa. Secondo McKinsey “in Italia, Grecia, Portogallo e Regno Unito sempre più studenti stanno scegliendo corsi di studio collegati alla manifattura, alla lavorazione, nonostante il brusco calo nella domanda in questi settori. E in generale, non è una cosa positiva vedere un ampio numero di giovani scommettere il loro futuro su industrie in decadenza”. A peggiorare la situazione in Italia c’è la percezione del mondo dell’istruzione, che ritiene nel 72% dei casi di fornire gli strumenti adeguati ai giovani studenti per affrontare il mondo del lavoro alla fine del loro percorso di studi, opinione condivisa dal 42% degli imprenditori. C’è però solo un 41% di imprenditori che comunica con i dirigenti delle scuole con una quota ancora minore (il 21%) che considera effettiva tale comunicazione. In parallelo solo il 46% dei giovani interpellati da McKinsey afferma di aver trovato un’occupazione al termine di uno stage, contro il 61% della media dei giovani europei.