UE: tagli ai finanziamenti per l’Emilia-Romagna

di Paolo Iasevoli

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La programmazione economica 2007-13 porterà a una diminuizione dei finanziamenti superiore al 40%: meno 30 milioni all'anno fino al 2013

Dopo il fondo di 30 milioni di euro istituito da UniCredit Banca e CNA Reggio Emilia, arrivano cattive notizie per l’Emilia-Romagna.

Come si legge su La Stefani, a seguito dell’allargamento dei Paesi facenti parte dell’Unione Europea, per le regioni più ricche sono previsti ingenti tagli per i finanziamenti erogati. Tra esse rientra anche l’Emilia-Romagna che, insieme alla Lombardia, è la regione più ricca d’Italia.

Già adesso il programma dei finanziamenti è più attento a sostenere lo sviluppo di aree meno avanzate, come spiega il vicepresidente regionale Flavio Delbono, infatti «arrivano più soldi in Campania che in tutto il Centro-nord messo insieme». Il fenomeno della solidarietà, giusto secondo Delbono, si intensifica se lo si guarda da una prospettiva comunitaria, poiché «non c’è dubbio che, parlando di soldi, la priorità non siano Italia e Francia, ma ad esempio Slovenia o Polonia».

La programmazione economica 2007-13, iniziata quest’anno, porterà un taglio superiore al 40% per i fondi indiretti previsti dal FESR (Fondo per lo sviluppo regionale) e dal FES (Fondo sociale europeo) che per l’Emilia-Romagna si traducono in una riduzione di 30 milioni di euro all’anno fino al 2013.
In particolare, il settore più penalizzato dalle riduzione dei finanziamenti sarà quello della formazione, essendo stato il più aiutato negli ultimi sette anni. Prospettive rosee invece per l’agricoltura, nelle cui casse l’UE verserà 441 milioni di euro, 25 in più rispetto alla scorsa programmazione.

Le Regione Emilia-Romagna ha però già pronta la strategia adatta per affrontare questi cambiamenti, come spiega l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni:«sappiamo che la quota degli aiuti finanziari è destinata a ridursi, per questo non li useremo solo come soccorso alle aziende in difficoltà ma serviranno per far crescere un sistema di imprese in grado di camminare da sole». Una logica proattiva che punta allo sviluppo delle imprese per dotarle fin da subito dei mezzi competitivi necessari a superare eventuali situazioni critiche senza il bisogno di aiuti esterni.