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Pmi e logistica: distribuzione merci all’estero

di Filippo Davide Martucci

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Esportazioni delle Pmi: migliorano logistica e distribuzione delle merci verso i mercati esteri, soprattutto grazie alle autostrade del mare, che godono di Ecobonus.

Uno dei canali di distribuzione più strategici per favorire le esportazioni – nel più vasto quadro del processo di internazionalizzazione delle Pmi – è rappresentato dalle autostrade del mare. Lo rivela un recente studio RAM (Rete Autostrade Mediterranee), società del ministero dei Trasporti con azionista unico ministero dell’Economia.

Lo studio analizza il traffico ro/ro – di navi da carico merci stivate su gomma (TIR e altri mezzi pesanti) in maniera autonoma e senza ausilio di mezzi meccanici – sui quattro corridoi principali: Italia – Centro e Nord Europa; Nord Africa – Nord Europa; Spagna – Nord Europa; Balcani – Grecia.

Sono stati analizzati i flussi di traffico che si ricongiungono alle reti di trasporto trans-europee (Ten-T) che, per la logistica del nostro Paese sono i corridoi 1, 6 e 24, gli assi ferroviari Berlino-Palermo e Lione-Trieste e il collegamento tra i porti di Rotterdam e Anversa con Genova.

Nel caso delle autostrade del mare gestite da operatori nazionali l’offerta di stiva è cresciuta dal 2002 del 33% per la Sicilia, dal 2004 del 20% per la Sardegna e del 90% per le tratte internazionali del Mediterraneo. Lo stesso vale per i viaggi andata/ritorno, che sono passati dai 218 alla settimana del 2004 ai 233 del 2010. Tutto ciò nonostante la crisi del settore registrata a partire dal 2007 ed il continuo aumento del costo dei carburanti, che oggi incidono su questo tipo di trasporti più dell’equipaggio. Sulle tratte individuate da Ram, ovvero i quattro corridoi strategici (costituiti da 105 linee con più di 16 mila partenze l’anno), il traffico è pari a 1,9 milioni di unità ro/ro sui quali si distribuiscono 34,5 milioni di tonnellate di carico.

Rispetto a questo scenario sono state prospettate tre possibili scenari evolutivi da qui al 2020, che testimoniano uno sviluppo positivo e corrispondono ad altrettante probabilità di trasformazione del mercato. La prima tiene in considerazione gli effetti della crisi del 2007 e quindi prevede un valore più basso riferibile ad una crescita annua del 4,22%, la seconda invece prevede un valore di crescita del 7,5% annuo, e la terza, calcolata in base al Pil dei paesi interessati (Italia, Spagna, Francia, Malta, Algeria, Marocco, Tunisia) auspica un valore intermedio che si ferma al 6,76% per anno.

Il dato generale è ancor più interessante: si prevede una crescita del traffico ro/ro sulle autostrade del mare, indipendentemente dalle tratte strategiche per l’Italia, che va da un minimo del 55-60% a un massimo del 120%, che tradotto in cifre significa un aumento compreso tra 9.347 partenze e 1,1 unità ro/ro e tra 19.738 partenze e 2,3 unità ro/ro: dati che acquistano ancora più forza se letti tenendo conto del fatto che nel decennio 2001-2009 la crescita era stata del 39,2%.

Come alimentare questo sviluppo? Esistono appositi programmi di finanziamento dedicati ai porti strategici all ‘ interno della rete Ten-T, distribuiti in 30 progetti prioritari europei. Il progetto 21 è quello dedicato alle autostrade del maree e prevede la realizzazione di una rete di collegamenti marittimi e delle infrastrutture necessarie, toccando alcuni porti del Tirreno e dell’Adriatico. Le linee di finanziamento sono tre: di queste, due sono comunitarie (programma Ten-T 2007-2013) e prevedono una somma a disposizione di 310 milioni di euro, l’altra è Marco Polo II che ne mette a disposizione 450 milioni.

Non bisogna però trascurare l’Ecobonus, che agisce a livello nazionale sostenendo le Pmi che scelgono l’autotrasporto via mare e ha fatto sì che siano stati utilizzati ben 500 mila tir in meno ogni anno, e ha messo a disposizione delle aziende 200 milioni di euro nel periodo 2007-2009 e 30 milioni nel 2010. Per il 2011 la situazione pare essere ancora in altro mare, per cui si teme che i fondi a disposizione possano essere drasticamente ridotti (secondo alcune voci del 50%), con una comprensibile riduzione delle merci trasportate attraverso le autostrade del mare e un ritorno all’utilizzo del trasporto su gomma.

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