Il piano di sostegno UE per le Pmi

di Filippo Davide Martucci

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Focus sulle misure del Programma UE volto a sostenere le piccole imprese, penalizzate dalla crisi economica.

Il sostegno alle imprese, per creare anche occupazione deve concentrarsi sui 23 milioni di Pmi che occupano i 2/3 della forza lavoro della UE27. A fare il punto sulle prospettive di breve termine, il vicepresidente della Commissione Europea con delega all’Industria, Antonio Tajani: auspicando un cambio di passo in vista dell’arco finanziario 2013-2020, si prevede una corsia preferenziale riservata alle Pmi, che restano di fatto le più esposte alla coda lunga della crisi economica internazionale.

Oltre all’VIII Programma Quadro per la Ricerca, si prospetta lo stanziamento di ulteriori fondi europei volti a semplificare l’accesso al credito passando per venture capital (capitale di rischio da investitori esterni per finanziare l’avvio d’impresa o la crescita del business in settori ad elevato potenziale di sviluppo) e processi di internazionalizzazione.

Le piccole e medie imprese, infatti, rappresentano il traino per l’economia europea, soprattutto oggi, anche alla luce di avvenimenti come quelli del Nord Africa, che hanno determinato una forte instabilità: le Pmi possono giocare un ruolo fondamentale nel rispondere alle richieste provenienti da questi nuovi mercati, giocando un ruolo centrale per l’intera comunità internazionale. Il teorema sembra semplice: la ristrutturazione delle grandi imprese è inevitabile ma poterà irrimediabilmente alla perdita di posti di lavoro. Le Pmi invece, se sostenute potranno aumentare il numero di lavoratori, reintegrando molti soggetti usciti dal mondo del lavoro ed assumendo una funzione che si potrebbe definire “sociale”.

Pmi e programma Ue di riforme

L’attenzione della UE per le Pmi si è concretizzata fin dal 2008 con lo Small Business Act (SBA) – contenente misure concrete come la direttiva sui ritardi dei pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni – integrato nel 2011 con la figura del supervisore e ambasciatore comunitario per le Pmi e dei vari Mister PMI nazionali, portavoce di istanze e richieste provenienti dal mondo dell’imprenditoria.

Obiettivi generali, ridurre lacci e lacciuoli per le Pmi, e far sì che le amministrazioni pensino prima in piccolo e tengano conto degli interessi delle piccole e medie imprese per ogni nuova legge o regolamento. Al Mister PMI italiano Giuseppe Tripoli (già segretario generale di Unioncamere e vicesegretario generale di Confcommercio), invece, spetta il compito di reperire denaro per il fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, nonché riorganizzare i Confidi.

Oltre a questo, si sta lavorando alla semplificazione della burocrazia che consenta la nascita di una impresa in tre giorni e con la spesa massima di 100 euro; a un accesso al credito semplificato, alla creazione di cluster tecnologici e di reti d’impresa che consentano alle imprese di superare i confini del proprio Paese accedendo a mercati più appetibili.

Questi obiettivi, tradotti in provvedimenti, poggiano su un bilancio 2007-2013 che riserva alle Pmi il 16% del totale delle risorse derivanti dai fondi destinati alla ricerca (53 miliardi di euro, dei quali però solo il 9% ha raggiunto lo scopo). Il bilancio 2013-2020 avrà un vincolo integrato e procedure semplificate riservate alle Pmi.

Assistiamo dunque ad un significativo cambio di strategia: se finora si giocava in difesa, ora si passa all’attacco, con azioni concrete a sostegno delle piccole imprese: 1,1 miliardi stanziati per le Pmi nel periodo 2007-2013 con il Programma Quadro per la Competitività e l’Innovazione; aumento del 50% degli stanziamenti per le Pmi da parte della Banca Europea degli Investimenti (che ha già erogato i 30 miliardi di euro del periodo 2008-2011), il programma Jeremie che ha stanziato fondi per garanzie di credito o capitale di rischio per 3,5 miliardi.

Pmi e programmi nazionali

Per realizzare gli obiettivi UE, gli Stati membri dovranno impegnarsi nell’innovazione, considerata elemento cardine della ripresa economica, destinando il 3% del PIL in Ricerca e Sviluppo, anche combinando capitali pubblici e privati.

Il programma condiviso dovrà essere licenziato entro il 2012: è previsto l’inserimento di quella che Tajani definisce “scatola per le Pmi” e nella quale rientreranno risorse per ricerca, innovazione e internazionalizzazione delle imprese, attraverso il vincolo di destinazione. In altre parole, i diversi Stati membri saranno vincolati a riempire questa scatola, il cui accesso da parte delle Pmi sarà reso più agevole.