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Pensioni: le rivalutazioni nella Legge di Stabilità

di Barbara Weisz

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Le pensioni nella Legge di Stabilità: verso accordo per indicizzare al 100% gli assegni fino a 3mila euro al mese, non si esclude un prelievo di solidarietà da 90 o 100mila euro.

Meno rigida la stretta sulle pensioni nella Legge di Stabilità: un accordo Pd-Pdl mira ad alzare l’asticella sopra cui prorogare il blocco parziale delle rivalutazioni, mentre non si esclude un abbassamento del tetto sopra cui applicare il prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro. Quello delle pensioni è un tema caldo al centro del dibattito parlamentare per migliorare la bozza della Legge di Stabilità: la commissione Bilancio del Senato concluderà l’esame del ddl entro il 15 novembre, proprio mentre sullo sfondo prende corpo lo sciopero nazionale contro la manovra finanziaria di Cgil, Cisl e Uil 4 ore di astensione dal lavoro per tutte le categorie, articolate a livello territoriale dall’11 a al 15 novembre).

Rivalutazione pensioni

Il premier Enrico Letta ha dichiarato in TV a Domenica In che «l’indicizzazione va portata fino al completamento». Non verrà rimosso il blocco ma i partiti stanno discutendo per limitarne la portata, magari prevedendo la rivalutazione al 100% di tutti gli assegni fino a sei volte il minimo. L’attuale Ddl di Stabilità prevede per il 2014-2016 indicizzazione completa: al 100%, per assegni fino a tre volte il minimo (1.500 euro al mese), al 90% da 1.500 a 2mila euro, al 75% fino a 2.500 euro e al 50% fino a 3mila euro. Non è ancora definito l’accordo su come cambiare questa norma (contenuta nell‘articolo 12 del Ddl), ma le indiscrezioni parlano sia di un’intesa raggiunta in commissione sia di una volontà di rientervenire con un emendamento del governo (ipotesi che prende corpo anche in virtù delle dichiarazioni di Letta). Si parla della possibilità di indicizzazione al 100% fino a 3mila euro al mese, oppure di ipotesi di rimodulazioni intermedie. Ricordiamo che le pensioni sopra i 1.500 euro al mese sono ferme dal 2012, quando la rivalutazione è stata bloccata dalla riforma delle pensioni targata Fornero. L’attuale formulazione del ddl prevede già un piccolo passo avanti: pur nei limiti delle percentuali descritte, torna una forma di rivalutazione. Ma rispetto alle aspettative si tratta di un passo indietro. i pensionati già penalizzati per due anni si aspettavano un ritorno all’indicizzazione piena. Si parla di una misura che varrà per un triennio, 2014-2016: le pensioni che resteranno bloccate (sicuramente quelle sopra sei volte il minimo, quindi sopra i 3mila euro al mese) alla fine del periodo saranno quindi ferme da cinque anni.

Prelievo di solidarietà

Qui sembra tutto un po’ più in forse. Il capitolo è già stata al centro di moltiplici ripensamenti prima della presentazione del Ddl da parte del governo: prima si è parlato di un nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro, poi sembrava fosse stato cancellato, alla fine è stato inserito nel testo. Con le seguenti modalità: prelievo del 5% per gli assegni fra 150mila e 200mila euro annui, del 10% fra 200 e 250mila euro, del 15% per quelli più alti.

Secondo le indiscrezioni che circolano, ora le forze di maggioranza stanno tentanto di trovare un accordo per abbassare il tetto dal quale far partie il prelievo, a 100mila o anche a 90mila euro annui. Potrebbe essere uno dei modi individuati per finanziare la rivalutazione piena delle pensioni fino a 3mila euro.

Ma bisogna vedere innanzitutto se questo contributo di solidarietà, rimodulato a 90 o 100mila euro, garantisce un adeguato finanziamento alla misura di rivalutazione delle pensioni fino a sei volte il minimo, che riguardano 7,3 milioni di pensionati italiani. In più, c’è il precedente della pronuncia della Corte Costituzionale sulle pensioni d’oro, che ha rigettato il precedente prelievo di solidarietà ritenendolo ingiustamente penalizzante per una sola categoria di contribuenti, i pensionati appunto. Per superare questo rilievo, il testo della Ddl di Stabilità prevede di destinare l’intero importo del prelievo di solidarietà agli enti previdenziale, facendo quindi restare i soldi all’interno del sistema pensionistico. Bisogna vedere se la Corte Costituzionale riterrà l’accorgimento sufficiente a far cadere l’obiezione di incostituzioanlità.

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