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La crisi economica vista dalle Pmi nei rapporti con banche e PA

di Barbara Weisz

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Le banche chiudono i rubinetti, la PA non paga e mette in difficoltà le aziende con cui lavora: ecco la crisi economica vista dagli imprenditori delle Pmi.

I piccoli e medi imprenditori, che hanno investito per crescere e che nell’attuale scenario di crisi economica sono in difficoltà, lanciano l’allarme: le banche che prima li corteggiavano ora chiedono loro di rientrare; i clienti non pagano; la PA non paga, o meglio paga con ritardi medi ai vertici della classifica europea.

SOS Pmi

I piccoli imprenditori raccontano di situazioni altamente critiche, la crisi economica sta colpendo il mondo dell’impresa nel suo complesso e quello delle piccole e medie aziende è fra i settori che maggiormente soffrono. Un problema serio, se si considera che le Pmi sono, per ammissione di tutti, la spina dorsale del panorama produttivo italiano.

Sono molte le testimonianze di imprenditori – come si rileva da una recente inchiesta del Corriere della Sera – che dichiarano di non farcela più, e non nascondono la tentazione di andare all’estero, in ambienti dove ritengono più fecondo il terreno per fare business. Oppure, chiudono.

Ci sono molti racconti di imprenditori che hanno, o avevano (perché hanno già chiuso) aziende nei settori che rappresentano il fiore all’occhiello del Made in Italy o dell’industria dei servizi: tessile, calzature, turismo.

Il difficile rapporto con le banche

Nel mirino i rapporti con le banche, che magari negli anni di crescita mostravano disponibilità o addirittura proponevano finanziamenti alle aziende, e che oggi chiudono i rubinetti e chiedono di rientrare.

Il ritardo nei pagamenti dalla PA

Ma anche lo Stato, che impone un’eccessiva pressione fiscale e soprattutto è un pessimo pagatore. Del resto, il ritardo nei pagamenti dalla PA è cosa nota: in Italia, al termine contrattuale di 90 giorni si somma un ritardo medio di altri 90 giorni, per un totale di 180 giorni, il che rende la nostra PA la peggiore d’Europa.

In alcune zone, come il Sud Italia, la PA è il cliente prevalente delle imprese, nel Nord e nel Centro, invece, i clienti sono soprattutto privati. E anche qui, la situazione è difficilissima, anche perché le azioni legali sono costose e spesso inefficaci.

La richiesta di velocizzare, per legge, almeno i pagamenti del pubblico arriva da più parti. E succederà nel giro di un anno, perché entro il 2013 l’Italia deve recepire la direttiva europea che limita a 30 giorni, estendibili a 60, il tempo massimo di pagamenti fra pubblico e privato.