Innovazione: imparare dalla storia

di Paolo Di Somma

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Un brevissimo escursus tra le gaffe più interessanti della storia dell'innovazione tecnologica nel secolo scorso, per rileggere i principi di base dell'impresa

«Tutto ciò che si poteva inventare è già stato inventato», non è infrequente sentirlo dire. Osservando l’evoluzione tecnologica che abbiamo raggiunto (dal computer e le nano-tecnologie alle tecnologie per la gestione d’impresa) ci si può convincere della ragionevolezza di questa sentenza (o anche del contrario ndAM). Tanto più che questo pensiero è stato espresso, nel 1899, da Charles H.Duell, commissario dell’ente americano dei brevetti.

Duell è stato condizionato dal periodo storico in cui viveva: il mondo aveva appena assistito alla nascita di uno strumento che avrebbe inciso profondamente nella storia dell’uomo: il telefono. Questo strumento, a oggi tanto familiare e necessario è stato un grande esempio di innovazione: ha introdotto la possibilità di comunicare, anche a grandi distanze, usando il mezzo più comune e semplice di comunicazione, la voce.

Forse era difficile pensare, alle soglie del XX secolo, che ci potessero essere in futuro innovazioni tali da segnare la storia, tanto più che anche la nascita del telefono è stata accolta con scetticismo, in America prima (in una comunicazione della Western Union Telegraphs del 1876 si legge: «questo “Telefono” ha troppi difetti per essere seriamente considerato un mezzo di comunicazione e non ha nessun valore) e in Europa poi, come ci dimostrano le parole di un’altra autorità del tempo, Sir William Preece, Direttore delle poste britanniche, che sempre nel 1876 dice: «Gli Americani hanno bisogno del telefono, noi no: abbiamo tantissimi ragazzini che fanno da messaggeri…».

E se queste persone avessero conosciuto il computer e le prospettive dell’Intelligenza Artificiale, cosa avrebbero pensato?

Impossibile saperlo, possiamo però rifarci al pensiero di una persona che di computer ne sapeva qualcosa Thomas Watson, presidente della IBM, che nel 1943 ha detto :” Credo che nel mondo ci sia mercato per … mah direi 5 computer”, ottimista vero?

Forse non immaginava che nel giro di pochi decenni ogni casa avrebbe avuto uno o più computer, non poteva immaginare l’avvento di Bill Gates… Il patron della Microsoft, infatti, dirà nel 1981:«Credo proprio che 640 Kbytes saranno sufficienti per chiunque». Se non altro ci si riferisce a “chiunque”…

Queste parole mi spingono verso alcune riflessioni: se uno dei padri del computer (quindi un innovatore) non immaginava quali fossero le potenzialità di quel mezzo e non aveva idea del suo futuro sviluppo, operato grazie a chi ha scoperto per questo nuovi utilizzi ed orizzonti (l’idea dell’ “home pc” si è rivelata un’innovazione) il quale a sua volta non aveva idea dei futuri sviluppi della tecnologia, chi sono io per dire che “Tutto ciò che si poteva inventare è già stato inventato”?

A mio modo di vedere non esiste una ricetta che permetta di fare innovazione, l’innovazione deve rispondere contemporaneamente a due requisiti: cambiamento e miglioramento. Un’innovazione è un cambiamento che porti dei benefici, dei miglioramenti.

Le strade che portano verso l’innovazione sono diverse, un’innovazione può nascere da studi precisi e dallo sviluppo di tecnologie e/o metodologie consolidate (innovazione incrementale) o può nascere da un’intuizione, da un colpo di genio. Mi piace ricordare, a questo proposito, una frase di Voltaire: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi», che penso racchiuda il significato di innovazione.

Se si pensa a quanto letto in apertura di questo articolo (non si può inventare più nulla, il telefono è difettoso, il telefono non ci serve, il computer non avrà futuro) si intuisce che se qualcuno non avesse visto nelle cose qualcosa che altri non vedevano queste previsioni si sarebbero rivelate esatte.

La storia sembra confermare le teorie di Joseph Schumpeter, economista austriaco vissuto tra il 1883 ed il 1950, primo a studiare la figura dell’imprenditore. Secondo l’economista, «Imprenditore non è chi gestisce un’impresa ma chi introduce il processo innovativo», è insomma chi introduce nuovi prodotti sul mercato, chi sfrutta le innovazioni tecnologiche, chi apre nuovi mercati, chi cambia le modalità organizzative della produzione. Schumpeter con il suo modo di intendere l’innovazione spiegò anche le fluttuazioni ed il dinamismo della realtà industriale, dinamismo dovuto ad un continuo rincorrersi di innovazioni e consolidamento.

Nei sistemi industriali moderni, sia in realtà molto dinamiche come l’ITC che in realtà più tradizionali, non esistono posizioni consolidate e stabili molto a lungo. Spesso mantenere posizioni di leadership è più difficile rispetto al solo raggiungimento di questo traguardo, le performance non bastano mai, si può fare meglio e se chi lo fa non siamo noi ci troveremo ad inseguire, in pratica in un mondo dinamico e in evoluzione bisogna essere agenti di cambiamento per non subirlo.

Se si vuole conservare la leadership, sia essa di prodotto, di mercato o di processo, bisogna ragionare in termini di sviluppo continuo e ci sono diverse strade che ci avvicinano a questo obiettivo:

  • Fare meglio ciò che si faceva ieri: esempio di innovazione incrementale che nasce dallo sviluppo di metodologie e tecnologie utili a soddisfare esigenze note o a migliorare sistemi e tecnologie già in uso;
  • Fare domani ciò che ieri era impossibile: esempio dell’investire in ricerca e sviluppo, la coscienza di un limite, legato a conoscenze e tecnologie inadeguate, spinge verso la ricerca di qualcosa di nuovo;
  • Fare ciò che era impensabile, o ciò cui prima non si pensava: è il concetto di invenzione, qualcosa di completamente nuovo, frutto di intuito e alchimie varie.

Vi è mai capitato di fare il caffé a casa di qualche amico e non riuscire ad accendere il giusto forellino del gas, perché risulta difficile capire la corrispondenza tra maniglie e fornelli, e aver pensato “sarebbe meglio disporre le maniglie come i fornelli”? In quel momento siete stati dei potenziali innovatori.

Oltre all’esperienza esistono diverse competenze che si possono mettere in campo per ricercare l’innovazione:

  • Il marketing: punta verso l’innovazione di prodotto, cerca e analizza le nuove esigenze dei consumatori identificando nuovi mercati o nuovi segmenti;
  • Analisi dei processi: è l’innovazione che si basa sull’analisi dei processi aziendali e dell’evoluzione aziendale;
  • Piani di fattibilità: il business plan può essere un valido strumento per analizzare e sviluppare le idee imprenditoriali, tra l’altro questo argomento è stato approfondito in un nostro precedente articolo;
  • Sviluppo delle strategie: aiuta a sviluppare piani di investimento a medio lungo termine;
  • Analisi sociali ed antropologiche: per meglio capire le differenze culturali e comportamentali ed eventualmente aprire le strade a nuovi mercati;

Dobbiamo sempre ricordare però che per scoprire se un cambiamento è innovazione bisogna attendere i risultati, «iniettare tecnologia in un’impresa senza processo e cambiamento organizzativo crea spreco e caos» (George Colony, presidente di Forrester Research). Innovare è un aspetto importante della vita industriale ma è una medicina da saper usare, se è vero che l’innovazione incrementale può a volte non essere sufficiente a mantenere il passo con il mercato, è altrettanto vero che non sempre a grandi idee si accompagnano grandi prodotti. Spesso sembra che l’innovazione sia nascosta, o semi nascosta, da qualche parte sino a che un uomo con la giusta sensibilità, tecnica o di marketing, ne scopre le potenzialità.

In generale quello che conta è la mentalità innovativa, la capacità cioè di pensare e ragionare in modo critico e analitico le problematiche della nostra vita, la capacità di essere imprenditore.