Il pignoramento della pensione da parte dell’INPS per il recupero di indebiti previdenziali è legittimo ma deve rispettare limiti precisi a tutela del pensionato. A chiarirlo è la Corte Costituzionale con la sentenza n. 216, depositata a fine dicembre 2025, che interviene su una questione centrale nel rapporto tra recupero dei crediti pubblici e garanzie minime di sostentamento.
La sentenza della Corte costituzionale n. 216/2025
Con la decisione n. 216/2025, la Consulta ha dichiarato non fondata la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Ravenna, che contestava la disciplina applicabile al pignoramento delle pensioni INPS per il recupero di somme indebitamente percepite.
Secondo i giudici, non è incostituzionale la normativa che consente all’INPS di procedere al pignoramento entro il limite di un quinto dell’importo, a condizione che sia comunque salvaguardato il trattamento minimo pensionistico.
Nessuna soglia fissa di impignorabilità
La Corte ha escluso che esista, a livello costituzionale, una soglia di impignorabilità pari al doppio dell’assegno sociale o comunque non inferiore a mille euro, come sostenuto nel giudizio di merito.
La tutela del pensionato non passa dunque da un importo fisso, ma dal rispetto del minimo vitale, che deve restare intatto anche in presenza di azioni di recupero da parte dell’INPS.
Perché l’INPS non è un creditore come gli altri
Nel motivare la decisione, la Consulta ha sottolineato che l’INPS non può essere equiparato a un creditore ordinario. Il recupero degli indebiti previdenziali risponde infatti all’esigenza di ripristinare risorse sottratte al sistema pensionistico, risorse destinate al finanziamento delle prestazioni per l’intera collettività.
Proprio per questo, il legislatore può prevedere una disciplina differenziata rispetto a quella generale contenuta nell’articolo 545 del Codice di procedura civile, purché restino ferme le garanzie essenziali per il debitore pensionato.
Recupero degli indebiti e tutela del pensionato
Un ulteriore profilo evidenziato dalla Corte riguarda le garanzie riconosciute al pensionato nel recupero degli indebiti previdenziali. In particolare, l’obbligo di restituzione è collegato all’esistenza di un comportamento doloso, elemento che rafforza la tutela del soggetto più debole.
In questo equilibrio tra interesse pubblico e diritti individuali, il pignoramento della pensione resta quindi uno strumento utilizzabile ma solo entro confini rigorosi, che impediscono di compromettere la funzione essenziale del trattamento previdenziale come mezzo di sostentamento.
Pignoramento pensione: le regole in pillole
Quando l’INPS può pignorare la pensione
- per il recupero di indebiti previdenziali accertati;
- nel rispetto del limite massimo di un quinto dell’importo;
- con salvaguardia del trattamento minimo pensionistico;
- in presenza di dolo del beneficiario nella percezione delle somme.
Quali restano i punti fermi
- la quota di pensione necessaria a garantire il minimo vitale;
- nessuna soglia fissa automatica (es. doppio assegno sociale);
- divieto di assimilare l’INPS a un creditore ordinario.
Per un approfondimento sul tema delle tutele applicabili ai trattamenti pensionistici, è possibile consultare anche la sezione dedicata alle pensioni su PMI.it.