Questione salariale, costo della vita, innovazione e ricerca, cultura del lavoro e meritocrazia, qualità della vita, semplificazione e incentivi al rientro: secondo il CNEL sono i sei ambiti su cui il legislatore dovrebbe intervenire per rendere il Paese più adeguato per i giovani. Il rapporto Attrattività dell’Italia per i giovani dei paesi avanzati fotografa una situazione critica: negli anni ’90 nel Paese vivevano circa 15 milioni di giovani mentre nel 2024, malgrado il contributo dell’immigrazione, siamo scesi a quota 10 milioni.
L’emigrazione giovanile in Italia
I giovani sono in costante diminuzione non solo per una questione di denatalità ma anche per l’alta percentuale di under 35 che scelgono di trasferirsi oltreconfine. Dal 2011 sono emigrati 630mila giovani e, nella maggior parte dei casi (il 49%) il fenomeno ha riguardato le regioni del Nord, seguite a stretto giro da quelle del Sud (cin un buon 35% di espatriati dal Mezzogiorno). Il saldo migratorio cumulato nel periodo è negativo per 441mila persone.
I giovani andati all’estero corrispondono al 7% dei coetanei residenti in Italia nel 2024. Insomma, gli espatriati sono più numerosi dei nuovi nati.
L’alta percentuale di laureati
Il 42,1% dei ragazzi che hanno scelto di trasferirsi all’estero nel triennio 2022-2024 ha una laurea, in aumento rispetto al 33,8% con analogo titolo di studio dell’intero periodo 2011-24. Al di sopra o vicini alla metà Trentino (50,7%), Lombardia (50,2%), Friuli-Venezia Giulia (49,8%), Emilia-Romagna (48,5%) e Veneto (48,1%). Le quote più basse di laureati invece si registrano in Sicilia (26,5%) e Calabria (27,2%). Il report contiene molti altri dati. Fra le donne, la componente di laureate è più alta che non fra i ragazzi, rispettivamente 44,3% e 40,1%. La forbice si allarga nel Sud, dove evidentemente le giovani hanno una maggior consapevolezza del divario di genere.
Il valore del capitale umano perduto
Sempre considerando il periodo 2011-2024, il valore del capitale umano uscito dal paese è calcolato in 159,5 miliardi di euro, e rappresenta l 7,5% del pil. La prima destinazione dei giovani emigrati è il Regno Unito, con una quota pari al 26,5%, seguito da Germania, 21,2%, Svizzera (13,0%), Francia (10,9%) e Spagna (8,2%).
Le strategie per contrastare il fenomeno
Il Rapporto come detto individua sei ambiti su cui intervenire prioritariamente: salari, costo della vita con focus sulle abitazioni, innovazione e ricerca, cultura del lavoro e meritocrazia, qualità della vita, semplificazione e incentivi al rientro. «Per quel che riguarda il potere d’acquisto dei salari – segnala il presidente del Cnel Renato Brunetta -, a intervenire sono chiamate innanzitutto le parti sociali, attraverso la contrattazione. Risposte efficaci sono da ricercare anche con riferimento a meccanismi di redistribuzione dei guadagni di produttività che tengano conto del merito, negoziando modalità trasparenti e giuste per la sua misurazione. Altre leve su cui agire sono i criteri per l’accesso ai bandi pubblici, la crescita dimensionale delle imprese, i contratti di stage e apprendistato».
Fondamentali anche la conciliazione vita-lavoro, servizi pubblici di livello per le famiglie, dall’ambito educativo ai trasporti pubblici locali. «Ma il primo e più importante passo per il successo di ogni politica di attrattività è fare in modo che i giovani comprendano, senza ombra di dubbio, che l’Italia ha realmente deciso di credere in loro», conclude Brunetta.