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Simulazione calcolo pensione con Opzione Donna 2021

di Redazione PMI.it

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Calcolo pensione Opzione Donna: ecco quanto si perde, con il contributivo applicato sull'assegno previdenziale, con questa forma di pensione anticipata.

L’Opzione Donna è una formula di pensione anticipata riservata alle lavoratrici del pubblico e del privato, dipendenti e autonome, che consente di uscire dal mondo del lavoro con requisiti agevolati rispetto a quelli ordinariamente previsti per la pensione di vecchiaia o anticipata, a patto però di accettare il calcolo dell’assegno previdenziale interamente con il sistema contributivo. Ed è proprio questo il punto sul quale le lavoratrici che prendono in considerazione l’ipotesi di scegliere l’Opzione Donna si soffermano di più, per capire il reale impatto che avrà questa penalizzazione nella determinazione dell’importo dell’assegno mensile.

Un impatto spesso non semplice da calcolare. Vediamo quali sono i parametri da tenere in considerazione e proviamo a fare una simulazione del calcolo di una pensione con l’Opzione Donna.

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Opzione Donna: come stimare la perdita

Esercitando l’Opzione Donna, prendendo a riferimento i requisiti 2021, le variabili da cui dipende il valore dell’assegno sono molteplici. In generale sul calcolo di un trattamento pensionistico incidono infatti il montante dei contributi, gli anni in cui sono stati versati i contributi, le ultime retribuzioni e così via. Importante, nel tentare di fare una simulazione della pensione che si percepirà con l’Opzione Donna, è tenere conto delle seguenti variabili:

  • l’età di uscita, alla quale è legato il coefficiente di trasformazione che fa sì che a parità di montante contributivo accumulato e di carriera svolta, una lavoratrice che esce a 67 anni prende di pensione di più rispetto a chi esce a 58 anni;
  • la quota di pensione che, senza esercitare l’Opzione Donna, cadrebbe nel sistema retributivo, ovvero la presenza di almeno 18 anni di contributi entro il 1995 che danno diritto a calcolare l’assegno previdenziale con il sistema misto, mantenendo il calcolo retributivo sino al 2011. Chi invece ha meno di 18 anni prima del 1° gennaio 1996, ha diritto al calcolo retributivo solo fino al 1995;
  • la carriera lavorativa: in caso di carriere lavorative partite sin da subito con stipendi molto alti il passaggio al contributivo potrebbe non incidere troppo. Solitamente però le retribuzioni più alte si percepiscono a fine carriera lavorativa, rendendo l’impatto dell’Opzione più importante (perdendo i vantaggi del calcolo retributivo).

Riassumendo e tentando di stimare le perdite relative alla scelta di andare in pensione anticipata con Opzione Donna:

  • più tardi si esercita l’Opzione minore sarà l’impatto sulla pensione;
  • maggiori sono i contributi versati e la carriera lavorativa antecedenti il 1996, maggiore sarà il taglio, che in molti casi può arrivare a superare anche il 30%;
  • ovviamente meno anni cadono nel calcolo retributivo e minore sarà l’impatto, ovvero la decurtazione dell’assegno previdenziale, conseguente al passaggio al calcolo contributivo.

Opzione Donna: calcolo contributivo vs. retributivo

Per capire a quanto ammonterà il taglio della pensione con l’Opzione Donna mettiamo a confronto il calcolo retributivo della pensione con quello contributivo.

Il calcolo retributivo per le lavoratrici dipendenti del settore privato iscritti all’INPS, si basa sugli ultimi stipendi percepiti ed è suddiviso in 2 quote:

  • quota A basata sugli ultimi 5 anni di stipendio rivalutati e sul numero di settimane di contribuzione accreditate al 31/12/1992;
  • quota B riferita agli ultimi 10 anni di stipendio o agli anni dal 1993 alla pensione per coloro che hanno maturato meno di 15 anni di contributi al 31/12/1992, sempre rivalutati, e sul numero di settimane accreditate.

Il calcolo contributivo si basa sui contributi effettivamente versati, rivalutati e trasformati in rendita previdenziale.

Opzione Donna: calcolo e simulazione delle perdite

Provando a fare un calcolo per simulare la penalizzazione sull’assegno della pensione con Opzione Donna ipotizziamo una lavoratrice dipendente del settore privato con 37 anni e 3 mesi di contribuzione al 31/12/2020, di cui meno di 18 prima del 1996 e una pensione mensile stimata sui 1.2oo euro lordi con il sistema misto. Scegliendo Opzione Donna la stessa lavoratrice percepirebbe un assegno previdenziale di 1.100 euro lordi circa, pari ad un netto di 932 euro e 1.010 euro rispettivamente con e senza Opzione Donna.

Opzione Donna 2021: requisiti

Nel 2021 l’Opzione Donna è accessibile per le sole lavoratrici che al 31.12.2020 hanno raggiunto almeno 35 anni di contribuzione e 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per le autonome. L’uscita effettiva dal mondo del lavoro avviene poi in base al meccanismo delle finestre mobili dopo 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le lavoratrici autonome.

Dal 2022 l’Opzione Donna dovrebbe essere resa strutturale dalla prossima Riforma delle Pensioni ma ancora non ci sono conferme in questo senso, né tanto meno è sicura l’estensione di un altro anno. Le risposte definitive si conosceranno nelle prossime settimane, la bozza della Legge di Bilancio che dovrebbe contenere tali misure deve essere presentata entro pochi giorni, con approvazione entro fine anno.