Fondi pensione: gli investimenti sostenibili rendono di più

di Barbara Weisz

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Sviluppo sostenibile, meno rischi e migliori rendimenti alla base delle scelte di investimento ETF dei fondi pensione: report Itinerari Previdenziali.

Sale il patrimonio dei fondi pensione e degli soggetti istituzionali del settore previdenziale, il 2019 è stato un anno molto positivo anche per i rendimenti (ma il 2020 ha prevedibilmente invertito il trend a causa della crisi innescata dalla pandemia). Ma iniziano a cambiare le politiche di investimento, con una maggior attenzione verso la sostenibilità (ESG), non determinata solo da ragioni etiche, o reputazionali, ma anche “di mercato”: gestione del rischio, rendimenti più alti. Restano limitati gli investimenti in economia reale, che comunque registrano una crescita.

Sono in estrema sintesi i fondamentali risultati che emergono dal consueto report annuale di Itinerari Previdenziali sugli investitori istituzionali italiani, che sottolinea innanzitutto la crescita del patrimonio del settore: 260,68 miliardi di euro del 2019, pari al 14,6% del PIL.

Dal 2007, quindi dal periodo precedente alle grandi crisi finanziarie dell’ultimo decennio, la crescita è dell’82,5% (il patrimonio dei fondi nel 2007 era pari a 142,85 miliardi di euro).  L’incremento annuale, sul 2018, è pari al 7,14%.

Il 2019 è stato un anno positivo per i rendimenti, anche in considerazione delle performance negative dell’anno precedente. Salgono tutte le componenti del settore: pip (piani individuali di risparmio), +12,2%, fondi pensione aperti +8,3%, fondi negoziali +7,2%, fondi preesistenti +5,6.

Sono stati battuti tutti i rendimenti obiettivo, ovvero l’inflazione, cresciuta dell’1%, il TFR, rivalutato dell’1,5%, la media quinquennale del PIL (+1,9%).

Ma, come è facile immaginare, il 2020 segnerà una battuta d’arresto: l’anno «era iniziato sulla stessa scia dell’anno precedente, almeno dal punto di vista delle performance dei mercati finanziari – segnala il presidente di Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla -, per incappare poi nella battuta d’arresto causata da COVID-19, che ha penalizzato in modo generalizzato tutte le asset class».

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Il settore sta comunque correndo ai ripari: «è in corso un lento processo di variazione dell’asset allocation e delle tipologie di gestione, sempre più ad alto valore aggiunto, spesso non legate a benchmark ma a obiettivi di rendimento. In questo contesto, si inserisce ad esempio il progressivo aumento degli investimenti in fondi d’investimento alternativi (FIA) e real asset».

In ogni caso, già nel 2019 si evidenziano alcuni fattori di cambiamento: diminuiscono gli investimenti nei titoli di stato e nel reddito fisso, che pure restano preponderanti, si adottano sempre più frequentemente strategie innovative e diversificate.

Il focus sul segmento ESG (ambiente, sociale, governance) fornisce spunti rilevanti: a migliorare non è tanto la quantità di investimenti sostenibili (adottano politiche di investimento sostenibile quasi la metà dei fondi analizzati dal panel, dato sostanzialmente in linea con quello dello scorso anno), ma l’interesse verso il settore (intendono includere o incrementare queste strategie l’88% degli intervistati, contro l’80% dell’anno scorso) e, soprattutto, le motivazioni che stanno alla base della scelta di investimento.

Resta preponderante la volontà di fornire un contributo allo sviluppo sostenibile, indicata nell’88% dei casi, ma salgono sensibilmente due voci che invece sono squisitamente di mercato: gestire in maniera più efficace i rischi finanziari, 81% (contro il 50% dello scorso anno), e ottenere rendimenti migliori, 35%, con un incremento di 17 punti sul 2018.

Su questo fronte saranno particolarmente interessanti i dati 2020, che incamereranno le prime reazioni all’epidemia, che ha messo in luce (come rilevano molti protagonisti presenti alla presentazione del report) la fragilità dell’ecosistema. E che potrebbe dare nuovo impulso agli investimenti nei settori che, fra l’altro, rappresentano la chiave di volta attorno alle quale l’Europa intende sviluppare le nuove strategie di crescita.

Infine, gli investimenti in economia reale: crescono, ma sono ancora modesti. La parte del leone resta alle Fondazioni bancarie, che investono nell’economia reale il 44,36%, seguita dalle casse privatizzate dei liberi professionisti, con investimenti pari al 21,36%.

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