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Fase 2, chi torna al lavoro e chi è ancora in lockdown

di Barbara Weisz

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Sono 4,4 milioni i lavoratori che tornano al lavoro, ma 1,6 milioni può operare in smart working, in lockdown ancora 2,7 milioni: sono oltre 16 milioni coloro che hanno sempre lavorato, tutti i dati.

Tornano al lavoro oltre 4,4 milioni di lavoratori, la maggior parte dei quali recandosi fisicamente sul posto di lavoro. Sono per lo più lavoratori dipendenti dell’industria, maschi, fra i 40 e i 60 anni: lo rileva un’indagine della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, sulla base dei dati Istat, in relazione alla ripresa dell’attività produttiva della fase 2 a partire da oggi, lunedì 4 maggio. Come è noto, riaprono (in estrema sintesi) tutta l’industria, il commercio all’ingrosso, l’edilizia. restano ancora a casa 2,6 milioni di lavoratori, l’11,5% del totale.

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Nel dettaglio, durante il lockdown dei mesi scorsi hanno continuato a lavorare 16,218 milioni di persone, pari al 69,6% della popolazione attiva, mentre un abbondante 30% è rimasto a casa (circa 7 milioni di lavoratori). Dal 4 maggio, invece, quindi con la fase 2, lavorano 20,626 milioni di persone, circa l’88,5% del totale degli attivi. Ecco tutti i dati in tabella:

Su 100 lavoratori che rientreranno al lavoro il 60,7% opera nel settore manifatturiero, il 15,1% nelle costruzioni, il 12,7% nel commercio e l’11,4% in altre attività di servizio. Ricordiamo che restano chiusi i negozi, bar, ristoranti, turismo, cultura, spettacoli, sport. La stragrande maggioranza di coloro che tornano la lavoro è rappresentata dai lavoratori dipendenti (3,5 milioni). Attenzione: non tutti si recano fisicamente in sede, c’è un 36,6% che ha la possibilità di lavorare in smart working (modalità che va privilegiata, in base alle norme per la fase 2). Per la precisione, su 4,4 milioni di lavoratori tornati al lavoro, sono 2,796 milioni coloro che si recano sul posto, mentre 1,611 mln ha la possibilità di lavorare in smart working.

Rilevanti i dati su distribuzione geografica e classi di età. Sul primo fronte, la distribuzione rispetto al totale dei sospesi è relativamente omogenea, pur con una preponderanza del Nord dove riprende a lavorare il 68% di coloro che erano rimasti a casa, contro il 57,6% del Centro e il 51% del Sud. Ma in termini assoluti, riprendono a lavorare 2,773 milioni di persone nelle regioni nel Nord Italia, e circa 800mila sia nel Centro sia nel Sud. Per quanto riguarda l’età, 1,431 milioni di chi torna al lavoro ha fra i 40 e i 49 anni, e 1,181 mln fra i 50 e i 59 anni. Seguono i 30enni (938), i giovani under 30 (569) e fanalino di coda sono gli over 60 (288).

Detto in modo molto semplicistico, sono più a rischio le regioni del Nord, ovvero le più colpite dal Coronavirus, e i lavoratori con più di 40 anni. In realtà, ci sono una serie di altre variabili da tenere in considerazione: si tratta probabilmente anche delle zone e delle persone che, sempre in virtù del rischio contagio Covid 19, erano state maggiormente interessate dal lockdown, i numeri riflettono la composizione lavorativa del settore dell’industria. A tornare al lavoro sono soprattutto gli uomini: 3,296 milioni, contro 1,1 milioni di donne.

Come detto, ci sono ancora 2,7 milioni di lavoratori in lockdown. Appartengono soprattutto a ristorazione (71,1%) e commercio (28,9%), nella stragrande maggioranza dei casi hanno tipologie di attività o mansioni che non consentono lo smart working (possibile solo nel 16,85 dei casi), la suddivisione per età è relativamente omogenea (restano più numerosi i 40enni, seguiti però dai 30enni e dagli under 30), resta la maggior concentrazione nelle regioni del Nord, si ribalta invece la proporzione di genere. Sono più numerose le donne ancora in lockdown (1,4 milioni) degli uomini (1,2 milioni).

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