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Elettricità: rincari per Pmi

di Francesca Pietroforte

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Dal prossimo autunno, le piccole e medie imprese troveranno un'amara sorpresa nella bolletta elettrica: mercato libero o maggior tutela?

Un autunno bollente sembra profilarsi all’orizzonte per le Pmi a causa dell’aumento del costo dell’elettricità, con rincari del 10% per chi sottoscriverà contratti di fornitura energetica validi per il 2012.

Piove sul bagnato, visto che le Pmi pagano in media il 29,6% in più l’energia elettrica.

Quali sono i fattori che determinano il rincaro? Tra questi, un aumento medio del costo delle materie prime (+4%), causato dal prezzo del petrolio in rialzo dopo la crisi libica, che ha comportato la riduzione del 51,6% delle importazioni di metano dal Paese africano e il conseguente aumento di quello importato dalla Russia (+ 38,5%). Non bisogna dimenticare infatti che l’Italia è il quarto importatore di gas naturale al mondo, dopo Stati Uniti d’America, Giappone e Germania, e che è il Paese europeo che produce la quantità maggiore di elettricità dal gas metano.

Voci di costo

A contribuire all’aumento è anche la forte incidenza dei cosiddetti oneri di sistema, da quelli per lo smantellamento delle centrali nucleari alle risorse destinate a incentivare la produzione da fonti rinnovabili.

Questa voce di costo è cresciuta del 30% nell’ultimo trimestre, portando a rincari in bolletta per le Pmi passate al mercato libero rispetto a quelle rimaste sul mercato di maggior tutela (-4% rispetto al 2009), doce le condizioni sono stabilite e aggiornate ogni trimestre dall’Autorità.

Gli oneri di sistema sono voci di costo fissati dalla legge e pagati da tutti i fruitori finali del servizio, senza distinzioni tra imprese e privati cittadini, e utilizzati per coprire costi diversi e finanziare regimi tariffari speciali e per sostenere ricerca e sviluppo.

I dati delle Camere di Commercio italiane sui prezzi praticati alle Pmi sul mercato libero si hanno delle ulteriori sorprese (si tenga conto che il mercato libero è il mercato in cui le condizioni economiche e contrattuali per la cessione di energia sono concordate tra le parti e non fissate dall’Autorità per l’Energia, a differenza del mercato di maggior tutela in cui le condizioni sono stabilite dall’Autorità competente).

Contratti

Anche in questo caso infatti i prezzi dell’ultimo anno sono rimasti sostanzialmente stabili, ma i rincari cominceranno presto a farsi sentire, soprattutto per chi ha optato per un contratto rapportato in larga misura al prezzo del petrolio.

Chi invece si è legato a un mix di indici, quali la borsa elettrica o le borse estere subirà aumenti minori.

Allo stesso modo dicasi per i contratti a prezzo variabile, che pur partendo da livelli del tutto simili a quelli di dodici mesi fa saranno soggetti con ogni probabilità ad aumenti in corso anche sostanziali.

Tariffe

Ma è un altro il dato che emerge e riguarda le tariffe orarie: a causa della riduzione della domanda di energia elettrica – conseguenza della crisi economica (nel 2011 la richiesta è scesa ai livelli del 2004) e dell’aumento della produzione dell’energia stessa (+ 30%) – si assiste al paradosso per cui si riduce la tariffa delle ore di maggior consumo (ore di luce dei giorni feriali) e aumenta quella delle ore di consumo inferiore (notte e festivi).

Per questo motivo le imprese che consumano maggiormente energia nelle ore di punta potrebbero addirittura vedere ridotta la bolletta.

Offerte

Il mercato libero è oggi meno conveniente di quello di maggior tutela, che a sua volta può mettere in atto un effetto calmierante sul mercato dell’energia in generale.

Gli aumenti annunciati da più parti finiranno inevitabilmente per pesare ancora una volta sulla competitività delle imprese, anche a causa della spinta ridotta sulle energie rinnovabili nonostante la bocciatura del nucleare. L’Italia continua a dipendere dall’estero per l’approvvigionamento energetico, nuocendo così alle imprese, sottoposte costantemente a forti oscillazioni.

La crescita della produzione da fonti rinnovabili ridurrebbe la dipendenza energetica, e quindi contribuirebbe ad una riduzione finale dei prezzi dell’energia. Tutto ciò in un Paese in cui il livello di dipendenza energetica (85,4% in Italia) viaggia più di trenta punti percentuali oltre la media europea (54%) e ben al di sopra di paesi quali Germania (60,9%), Francia (51,2%) e Regno Unito (26,1%).

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