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Pensione, età media in aumento: la classifica INPS per genere e Regione

di Teresa Barone

25 Giugno 2026 10:13

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Dal Rendiconto Civ-INPS gli uomini escono a 62 anni in Trentino e a 66 in Calabria, e per le donne si va dai 64 dell'Alto Adige ai 67 dell'Umbria

L’età media della pensione in Italia cambia da una Regione all’altra. In base ai dati dell’ultimo Rendiconto sociale Civ-INPS, gli uomini lasciano il lavoro a 62,3 anni in Trentino-Alto Adige e a 66,2 in Calabria, mentre tra le donne si passa dai 64 anni dell’Alto Adige ai 67 dell’Umbria. La media nazionale è di 64,1 anni per gli uomini e 65,4 per le donne, sotto la soglia di legge di 67 grazie alle uscite anticipate. Dietro il divario c’è la qualità delle carriere: dove sono lunghe e continue si esce prima, dove sono frammentate si attende la vecchiaia.

I numeri sull’età di pensionamento per regione:

  • la media nazionale di uscita è di 64,1 anni per gli uomini e 65,4 per le donne, contro la soglia di legge di 67 anni;
  • tra gli uomini si va in pensione prima in Trentino-Alto Adige, a 62,3 anni, e più tardi in Calabria, a 66,2;
  • tra le donne il divario va dai 64 anni dell’Alto Adige ai 67 dell’Umbria, con il Sud sopra la media;
  • il Nord anticipa il Sud, perché carriere lunghe e continue aprono più spesso la pensione anticipata;
  • l’aumento 2022-2025 deriva dalla stretta sulle uscite flessibili e non all’adeguamento alla speranza di vita.

Il Sud esce dal lavoro più tardi del Nord

Il divario territoriale non nasce da regole diverse, uguali in tutta Italia, bensì dalla storia lavorativa. Al Nord le carriere sono più lunghe e continue, con contributi pieni e salari stabili, e così più lavoratori maturano la pensione anticipata e lasciano prima dei 67 anni. Al Sud, dove sono più diffusi lavoro discontinuo, part-time involontario e buchi contributivi, raggiungere i requisiti dell’anticipo è più difficile, e si finisce per attendere la pensione di vecchiaia, che alza l’età media di uscita.

Uscire prima, al Nord, è quindi il segno di carriere solide, non di un sistema più generoso. L’uscita più tardiva al Sud fotografa la fragilità del mercato del lavoro: non si resta in attività più a lungo per scelta, ci si arriva più tardi.

Classifica età pensionabile in Italia

Età della pensione, classifica maschile per regione

Per gli uomini la classifica dell’età di uscita disegna un’Italia a gradiente, dal Nord-Est dove si lascia il lavoro più presto fino all’estremo Sud. La distanza tra Trentino-Alto Adige, a 62,3 anni, e Calabria, a 66,2, sfiora i quattro anni pieni.

Età media di uscita (uomini) Regioni
prima dei 63 anni Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto
tra 63 e 64 anni Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Piemonte, Marche, Toscana
tra 64 e 65 anni Liguria, Abruzzo, Molise
tra 65 e 66 anni Umbria, Puglia, Lazio, Sardegna, Basilicata, Sicilia
oltre i 66 anni Campania, Calabria

Le donne lasciano il lavoro più tardi

Le donne escono dal lavoro più tardi degli uomini, a 65,4 anni contro 64,1, e il dato regionale conferma il quadro. I valori più alti sono al Centro-Sud, i più bassi nel Nord-Est, con Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna appaiate a 64,7 anni.

Regione Età media di uscita (donne)
Umbria 67,0 anni
Calabria 66,7 anni
Campania 66,6 anni
Valle d’Aosta 64,5 anni
Veneto 64,4 anni
Trentino-Alto Adige 64,0 anni

Si aggiunge il divario di genere sugli importi: sulle pensioni di vecchiaia l’assegno medio femminile è inferiore del 45% a quello maschile, effetto di retribuzioni più basse, periodi di discontinuità e part-time involontario.

L’aumento anagrafico colpisce le pensionate

La crescita dell’età non ha toccato uomini e donne allo stesso modo. Tra il 2022 e il 2025 la media di uscita è salita di un anno pieno per le donne e di quattro decimi per gli uomini. Gli incrementi femminili più forti si concentrano al Nord.

Regione Aumento donne 2022-2025
Friuli-Venezia Giulia +1,3 anni
Emilia-Romagna +1,2 anni
Lombardia +1,2 anni
Piemonte +1,1 anni
Liguria, Molise, Toscana +1,0 anni

Per gli uomini l’aumento massimo si ferma invece a mezzo anno, in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Sardegna e Veneto. A spiegare lo scarto è la stretta sulle uscite flessibili, che ha gravato di più sulle lavoratrici: la cancellazione di fatto di Opzione donna ha tolto proprio a loro uno dei pochi canali di anticipo. Per orientarsi tra gli strumenti disponibili sono utili le opzioni di uscita anticipata previste per il 2026.

Le cause dell’aumento dell’età pensionabile

L’aumento registrato finora ha una causa politica, non demografica. La crescita dell’età di uscita nel quadriennio nasce dalla restrizione dei canali di flessibilità, dalle anticipate a Opzione donna fino alle Quote, e non dall’adeguamento alla speranza di vita, che entra in gioco solo adesso con un mese in più dal 2027 e altri due dal 2028. Quando quel meccanismo si sommerà alle differenze territoriali, l’uscita effettiva si allontanerà ancora, soprattutto per chi non rientra nei canali anticipati.