È opinione largamente diffusa e condivisa che l’aumento di competitività della piccola e media impresa italiana possa realizzarsi solo attraverso un incremento significativo delle sue capacità e competenze manageriali: una possibile soluzione consiste nell’iniettare in azienda nuova managerialità capace di facilitare e accelerare il processo di cambiamento e di introdurre stabilmente in azienda le nuove capacità critiche richieste attraverso lo strumento del temporary management, che viene naturalmente a proporsi come un ragionevole punto di equilibrio tra bisogno di managerialità e vincoli economici e organizzativi.
I vantaggi rispetto a soluzioni più classiche sono abbastanza evidenti. Assumere un dirigente permanente potrebbe creare problemi sia di costo (in senso assoluto come appesantimento della struttura di costi fissi di lungo periodo, ma anche in senso relativo in considerazione dell’impatto che la scelta avrebbe sull’equità interna), sia di tipo “relazionale” per le naturali resistenze e la possibile demotivazione del management esistente. Non va, infine, trascurato il rischio che il manager, abituato a muoversi in grandi contesti, possa alla lunga non adattarsi ad un ambito in tutti i sensi più ristretto. D’altra parte, la sola consulenza finalizzata alla messa a punto di una serie di meccanismi e processi operativi potrebbe non essere indicata sia per il difficile passaggio dalla definizione della soluzione alla sua reale implementazione sia per la difficoltà di trasferire competenze alle persone dell’azienda.
La letteratura classifica normalmente gli interventi di TM nelle seguenti macrocategorie:
Più nello specifico, un intervento di TM può essere utile nelle seguenti situazioni:
Esiste quindi una serie di problematiche che più di altre si presta ad essere risolta con un intervento di TM, ma il fatto che un problema si presti quasi naturalmente ad essere risolto in ottica di TM, non significa necessariamente che questo rappresenti la soluzione ideale per qualsiasi contesto aziendale. È necessario affinare ulteriormente il processo di analisi, definendo una lista dei problemi “caldi” esistenti, valutando per ciascuno di essi il costo della non soluzione (o di una soluzione tampone non ottimale) su base annua, per determinarne livello di priorità e grado di urgenza e valutare se, per ciascuno di essi, esistono soluzioni alternative.