Dati cifrati a rischio secondo Princeton

di Noemi Ricci

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Uno studio effettuato dall'Università di Princeton lancia l'allarme sulla semplicità di decriptaggio di chiavi di sicurezza e lettura dati

La sicurezza dei dati non è più un problema di violazione dei supercomputer del Pentagono, della Nasa o della Borsa di Wall Street, ormai lo sanno bene le imprese. A rischio sono anche i normali pc desktop aziendali e i portatili personali, anche tascabili.

A gettare nuove ombre è anche il mondo della Ricerca: è di questi giorni, infatti, la notizia di una allarmante scoperta: il direttore del Center for Information Technology Policy, Edward W. Felten, ha annunciato di esser riuscito, con un gruppo di ricercatori dell’Università di Princeton, a prelevare i dati criptati memorizzati in computer di varie tipologie (sia desktop che portatili) utilizzando una tecnica di raffreddamento tramite iniezioni di azoto liquido.

In pratica, quando gli elaboratori vengono spenti, i dati contenuti nella memoria volatile (Dram) non svaniscono immediatamente ma rimangono per alcuni minuti. Questo intervallo di tempo può essere notevolmente allungato portando i pc ad una temperatura minore di 196 gradi centigradi. Riuscendo quindi a mantenere le informazioni memorizzate per un periodo che può arrivare fino ad alcune ore, si ha tutto il tempo necessario per collegarsi con opportuni programmi e trasferire dati, o addirittura prelevare il chip ghiacciato e leggere il suo contenuto su un’altra macchina.

I ricercatori affermano di essere riusciti, durante lo studio, a compromettere le informazioni cifrate archiviate in macchine che utilizzano sia sistemi operativi Windows, che Macintosh e anche Linux.

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