Indennità di continuità didattica ai docenti: requisiti e limiti

di Teresa Barone

Per i docenti in servizio in una provincia diversa dalla residenza è prevista l’indennità di continuità didattica, ma è polemica sui requisiti.

L’indennità per la continuità didattica è concessa ai docenti che prestano servizio in una provincia diversa da quella di residenza, una misura introdotta dall’articolo 45 della Legge 79/2022 e resa operativa dal decreto attuativo recentemente presentato ai sindacati della scuola.

L’indennità aggiuntiva ha il fine di attribuire risorse al personale docente che garantisce l’interesse dei propri alunni e studenti alla continuità didattica, tuttavia stando allo schema del decreto attuativo sono previsti requisiti di accesso molto serrati.

Secondo quanto previsto da Ministero dell’Istruzione, per accedere al beneficio è necessario il requisito retroattivo di cinque anni di permanenza nello stesso istituto senza aver presentato domanda di mobilità, assegnazione provvisoria o cambiato sede.

Viene richiesto sia a chi svolge il servizio in una sede differente rispetto alla residenza o domicilio, sia a chi è operativo nelle zone caratterizzate da rischio di spopolamento e da specifici valori relativi agli indicatori di dispersione scolastica, status sociale, economico e culturale.

A mettere in evidenza

Per ANEF sussistono limiti della normativa, legati agli anni di servizio, che rischiano di escludere chi ha presentato domanda di trasferimento pur non avendolo ottenuto, così come il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

dovrebbe prevedere almeno uno stipendio annuo in più per sopportare le spese e i costi del lavoro fuori residenza, e a beneficiarne dovrebbe essere tutto il personale, docenti e ATA, a prescindere dagli anni di permanenza in quelle sedi.