I comportamenti economici dei bambini

di Barbara Weisz

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Influenzano le scelte delle famiglie, ma non solo. Uno studio su come le azioni dei più piccoli sono importanti per sperimentare modelli economici

«È mio!». Quante volte avete sentito vostro figlio o nipote o il pargolo di un amico pronunciare queste paroline, magari strillando e spesso senza il verbo iniziale («miiooo…»)? Probabilmente spesso, se poi il figlio è vostro addirittura spessissimo.

Ebbene, sappiate che questo atteggiamento dei bambini, insieme a molti altri, è diventato materia di studio fra gli economisti. “Fairness and intentionality in children’s decision making” è l’ultimo lavoro di Ilaria Castelli, Davide Massaro e Antonella Marchetti dell’Università Cattolica e Alan G. Sanfey, dell’University of Arizona, pubblicato sulla International Review of Economics diretta da Pier Luigi Porta del dipartimento di Economia Politica dell’Università di Milano Bicocca.

Un nutrito team di studiosi, non c’è che dire, segno che evidentemente gli economisti, dopo che per anni si sono moltiplicati gli studi comportamentali sul modo in cui gli adulti mettono in atto le proprie strategie (avete presente molti dei giochi che vengono proposti ai meeting aziendali o ai corsi di team building?), ora si sono resi conto che anche i bambini rappresentano un target interessantissimo di studio.

Per esempio, tornando alla tipica frase con cui il bambino rivendica il possesso di un oggetto, lo studio rileva come in genere il piccolo tenda ad avere un atteggiamento più egoista intorno ai tre anni, mentre crescendo, fra i sei e gli otto anni, inizia ad essere più cooperativo ed egualitario. Da questa osservazione, che molti avranno sicuramente già fatto anche senza l’aiuto di particolari testi scientifici, gli studiosi hanno rilevato una serie di considerazioni realtive al fatto che la capacità di mettere in atto comportamenti più equi non è innata, ma evolve con l’età. E magari anche in base a una serie di altri fattori, molto utili da conoscere oltre che per gli economisti, per i genitori o per tutti color che hanno compiti educativi.

I ricercatori hanno studiato i comportamenti di un campione di 177 bambini e bambine del Nord Italia fra i cinque e i dieci anni, a cui hanno chiesto di compiere delle scelte in un contesto negoziale di interazione con altri bambini o adulti. Il tutto sotto forma di gioco. Per esempio è stato chiesto loro di dividere in modo equo con un partner il premio di una gara, ogni bambino ha giocato dieci volte avendo come compagno, alternativamente, un coetaneo o una roulette (quindi una macchina) con a disposizione dieci gettoni convertibili in caramelle o adesivi.

E ognuno è stato informato che il compagno avrebbe proposto come dividere il premio. Quindi sono state loro proposte tutte le soluzioni possibili (da 5-5 a 9-1). Un altro test: ai bambini è stata raccontata una storia, con due personaggi di cui uno nascondeva, non visto dall’altro, un giocattolo. A questo punto, i bambini hanno dovuto dire dove avrebbero cercato il giocattolo nascosto.

«Fra gli economisti, l’interesse dei comportamenti dei bambini è diventato oggetto di studio per tre motivi», spiega Luigino Bruni, professore associato di Economia e Filosofia nel dipartimento di Economia Politica dell’Università di Milano-Bicocca: «In primo luogo perché la conoscenza dei comportamenti in generale è sempre più importante nello studio e nella sperimentazione dei modelli economici. In secondo luogo perché bambini e adolescenti sono diventati decisori economici e influenzano le scelte delle proprie famiglie. Una terza ragione si riferisce al fatto che la comprensione dello sviluppo e dell’evoluzione dei comportamenti pro-sociali nei bambini può aiutare nella definizione delle politiche e degli interventi in materia di istruzione, che possono contribuire a prevenire i conflitti generati da atteggiamenti eccessivamente opportunistici».

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