Ikea estende il welfare aziendale alle coppie gay

di Andrea Barbieri Carones

scritto il

Ikea Italia ha esteso alle coppie gay conviventi gli stessi diritti di welfare aziendali fino a oggi riservate a coppie eterosessuali.

Permessi, incentivi e tutela sanitaria alle coppie di fatto dello stesso sesso che lavorano a Ikea Italia. L’azienda svedese ha esteso agli omosessuali conviventi i diritti e le agevolazioni di cui fino a oggi potevano usufruire le coppie sposate o quelle conviventi more uxorio ma di sesso diverso.

Sarà sufficiente presentare il certificato di famiglia anagrafica rilasciato obbligatoriamente dagli uffici comunali (previsto dal Dpr 223 del 1989), in seguito a richiesta di annotazione negli appositi registri (articolo 21) da parte dei diretti interessati e qualunque coppia dipendente della grande azienda potrà ottenere quei vantaggi che attualmente sono solo riservati a persone di sesso diverso.

In pratica, si potranno ricevere ore di permesso o licenze per lutti, emergenze familiari, congedo matrimoniale, permesso per la nascita di un figlio, buono di acquisto da 120 euro per chi si sposa (o inizia una convivenza), estensione al partner convivente dello sconto dipendenti, dell’uso dell’auto aziendale e della tutela sanitaria prevista per i dirigenti.

La notizia della strategia Ikea per il welfare dei propri dipendenti arriva proprio oggi, 17 maggio, che è ufficialmente riconosciuta come la giornata internazionale anti omofobia. Questa misura segue una ricerca effettuata tra i dipendenti dei punti vendita situati a Bologna, Roma e Catania: il 14% di questi si era definito “Glbt” – acronimo che indica gay, lesbiche, bisessuali e transgender – mentre il 12% ha dichiarato di sentirsi imbarazzato a lavorare con un collega rientrante in questa categoria. Addirittura l’82% aveva risposto al questionario indicando che la diversità di orientamento sessuale e di “comportamento” familiare doveva diventare una priorità per l’azienda in cui lavoravano.

A dare ragione alla strategia dei manager Ikea Italia c’è anche una ricerca realizzata in Occidente dalla McKinsey, che afferma che visto che l’obiettivo principale delle aziende è la ricerca dei talenti, ogni trattamento discriminatorio legato alla religione, all’etnia o all’orientamento sessuale di manager e dipendenti è considerato sconsigliabile se non addirittura controproducente: le grandi società i cui cda perseguono politiche di apertura verso tutti hanno mediamente risultati migliori di quelle che non hanno tali attenzioni.

A dimostrare maggiore apertura verso la parità sul lavoro tra etero e omosessuali sono soprattutto le donne, visto che due terzi delle manager interpellate dalla McKinsey ritiene che un’azienda che adotta politiche di apertura verso la diversità di orientamento sessuale sia preferibile a una che non lo fa. Tale percentuale scende al 45% quando a rispondere sono gli uomini mentre scende drasticamente in caso di dirigenti di aziende indiane o cinesi.